Visioni al Femminile – mostra di pittura e scultura

Dal 13 al 28 settembre 2025 in Sala O. Stocco, Piazza San Pio X Salzano (VE)

Di TERESA BONAVENTURA e CRISTINA DE FRANCESCHI

Inaugurazione: 11 Settembre ore 18:00 con presentazione a cura di Don Giulio Zanotto

Orari: Sabato e Domenica 10:00 – 12:00 e 16:00 – 19:00

Sabato 20 Settembre ore 20:30: concerto Corpo Filarmonico Città di Noale


Apriamo con questa mostra una ricca stagione di eventi culturali: mostre, concerti, incontri e… altro. Per questa Comunità è importante aprirsi al dialogo, cercare spazi e tempi di confronto, gustare il bello. La Cultura, nelle sue diverse forme, è lo spazio della nostra umanità e quindi della nostra spiritualità.

Questa mostra è per noi speciale, per le artiste che si sono messe in gioco, per il tema che ci hanno proposto. Ringrazio loro e ringrazio coloro che hanno promosso questa mostra: l’associazione “Orizzonti Culturali” di Salzano e il Circolo Auser di Salzano.

Il titolo di questa mostra è “Visioni al femminile”. La parola “femminile” caratterizza il tema di questa mostra. Innanzitutto le artiste sono entrambe donne. Forse non è ancora scontata questa realtà o almeno non lo era fino a qualche decennio fa dove la maggior parte degli artisti erano di genere maschile. Inoltre molte delle opere presenti alla mostra rappresentano delle donne. Credo però che l’intenzione della proposta di questa mostra sia più profonda: presentare una visione “al femminile” della figura umana, della natura, dell’arte, del mondo.

La domanda potrebbe essere questa: c’è un’arte “femminile”? In un’opera d’arte è possibile intuire il genere dell’artista che l’ha creata? C’è un’impronta maschile o femminile nell’arte? Ci sono temi, stili, tecniche che di più esprimono il carattere femminile?

D’istinto mi verrebbe da dire: l’arte è arte e basta! Non c’è genere nell’arte e secondo me potrebbe essere addirittura pericoloso applicare un genere all’arte. Credo che nell’arte, soprattutto quella contemporanea, non conoscendo l’autore, sarebbe molto difficile capire se un’opera sia stata fatta da un uomo o una donna. Non credo che ci siano temi o tecniche artistiche più maschili o più femminili.

C’è un dato storico innegabile: nel passato sono state poche le donne che hanno potuto esprimersi nell’arte ed essere conosciute come artiste affermate. Ne ricordiamo alcune: Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot, Tamara di Lempicka, Frida Kahlo, la scultrice Camille Claudel. Poche rispetto al numero degli artisti maschi loro coevi. Oggi, per fortuna, ci sono molte donne artiste che lavorano e hanno grande successo.

Se in principio non ha senso cercare un genere nell’arte, poi nella realtà, cioè di fronte ad un’opera d’arte concreta, a volte ci si trova a poter dire: quest’opera non poteva essere fatto che da una donna! A volte ci sembra che ci sia evidente una “sensibilità femminile” trasparire dall’opera d’arte. Questo lo si può sperimentare di fronte ai ritratti di Rosalba Carriera, alle opere di Artemisia Gentileschi, soprattutto conoscendo la sua intricata e dolorosa storia… credo che questo carattere femminile lo si possa dire anche di fronte alle opere di Teresa e Cristina, qui in questa mostra.

Cosa sia questa “sensibilità femminile” che traspare, certo è difficile dirlo in maniera inconfutabile. Forse sono le linee curve, la leggerezza del tocco, le sfumature, la dolcezza dei tratti, un modo particolare di raccontare la natura…

Nell’opera di Cristina De Franceschi ci sono molti volti di ragazze, di giovani donne. Volti normali e belli, una normalità idealizzata, un’idea di bellezza (perfezione) colta nei volti reali. Sono volti silenziosi, assorti, meditativi. Di fronte a questi volti, ci si può chiedere: ma cosa stanno provando? A che cosa stanno pensando queste donne. In un quadro il volto è associato ad un labirinto: ogni persona in un qualche modo è un labirinto, da scoprire, in cui ci si può perdere, con una logica unica e spesso incoerente… un mistero! In più quadri appaiono delle finestre, delle bifore, trifore. La finestra è un simbolo: segna un limite, un dentro e un fuori. La finestra si attraverso con lo sguardo e solo con lo sguardo si scopre quello che c’è dentro e quello che c’è fuori. È lo sguardo di quei volti che noi vediamo e che indicano qualcosa di più profondo, interiore, quello che c’è oltre. Nell’opera di Cristina De Franceschi più che il colore ha rilevanza la luce. Una luce diffusa, rivelativa, senza ombra.

Se nella storia ci sono poche donne pittrici, le scultrici sono ancora meno numerose. Forse ancora oggi le artiste scultrici sono ancora troppo poche. Per fortuna c’è Teresa Bonaventura! Forse il carattere femminile delle sue opere traspare dalle linee curve, morbide. Un elemento che mi colpisce sono i capelli. I capelli caratterizzano molto la femminilità. I capelli nelle opere di Teresa diventano come onde di un fiume che scorre. Nelle sculture spesso la femminilità diventa natura e la natura diventa femminilità. C’è una sintonia particolare tra il femminile e la natura, forse il dialogo tra femminile e natura passa con maggiore fluidità. Tra le opere che Teresa presenta in questa mostra ci sono delle trame, come dei “tessuti”, naturalmente di legno. Forse più che dei tessuti, queste trame sono dei codici nuovi di espressione, un linguaggio nuovo da decifrare. In tutte le opere di Teresa, il legno in sé ha un valore artistico, estetico, etico, unico. È una materia viva, “sensuale” che coinvolge la vista, l’odorato, il tatto.

Nelle opere di Cristina De Franceschi e di Teresa Bonaventura c’è una circolarità tra natura, figura umana e femminilità. Queste tre realtà si incontrano, si fecondano, si sostengono, si esaltano vicendevolmente creando una sintesi che semplicemente potremmo definire: Bellezza.


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