L’arte del celebrare: il cammino della comunità di Salzano tra rito e vita

Il percorso formativo «Celebrare nella vita personale e nella vita comunitaria», organizzato dalla Parrocchia di Salzano tra l’ottobre 2025 e il febbraio 2026, ha rappresentato un’indagine profonda e sfaccettata sul senso del rito cristiano nel mondo contemporaneo. Attraverso quattro tappe fondamentali, relatori e testimoni hanno aiutato la nostra comunità a riscoprire la liturgia non come un insieme di norme burocratiche o un dovere sociale, ma come il luogo in cui l’esistenza umana viene abitata dalla presenza di Dio e trasformata in dono.

1. Daniel Attinger: La gratitudine che completa l’opera di Dio (26 ottobre 2025)

L’apertura dell’itinerario è stata affidata a fratel Daniel Attinger, biblista e monaco di Bose oltre che amico della nostra comunità da diversi anni, il quale ha esplorato il “celebrare” come una necessità antropologica universale. L’uomo, a differenza degli animali, è consapevole della propria nascita e della propria morte; per questo motivo, necessita di tempi “altri” in cui dare un senso alla storia.

Daniel ha focalizzato la sua meditazione sull’invito di San Paolo ai Colossesi: «Diventate persone ricolme di riconoscenza». Questa “eucaristia” del cuore è ciò che porta a compimento l’azione di Dio: come nel racconto evangelico dei dieci lebbrosi, dove solo colui che torna a ringraziare riceve non solamente la guarigione fisica ma la salvezza piena. Così la nostra lode completa il miracolo della grazia divina in noi!

Il modello perfetto di questo atteggiamento è Maria nel Magnificat, un inno che Attinger descrive come il “riassunto” dell’Antico Testamento che celebra l’irruzione del Nuovo. In questo cantico, Maria utilizza il tempo verbale aoristo per descrivere azioni (come il rovesciamento dei potenti) che, nell’ottica di Dio, sono già inarrestabilmente iniziate con l’Incarnazione, anche se non ancora pienamente visibili ai nostri occhi.

Riferimenti di traccia

Saluto e introduzione di don Giulio00:00:00

Preghiera iniziale00:05:00

Salmo 14800:07:20

Riflessione di Daniel00:15:20

Preghiera finale01:11:05

2. Elide Siviero: La contemporaneità del Mistero (23 novembre 2025)

Elide Siviero ha richiamato l’assemblea alla concretezza della fede incarnata, ricordando che il centro della celebrazione è il Corpo di Cristo. La liturgia non è una commemorazione di fatti passati, ma un Memoriale (Zikaron): un evento che scardina i limiti temporali per rendere il credente contemporaneo alla Pasqua.

Elide ha sottolineato con vigore la necessità di recuperare il valore dei gesti: il bacio del sacerdote all’altare (che bacia Cristo a nome della sposa, la Chiesa), l’incenso che eleva le preghiere e l’ingresso solenne del celebrante che attraversa l’assemblea manifestando il passaggio di Cristo tra i suoi. «La Chiesa deve celebrare perché lì Cristo è realmente in azione», ha affermato Elide, invitando a uscire dalla routine e a riscoprire l’Eucaristia come l’oggi di Dio che sconfigge la paura del futuro e trasforma ogni fedele in un frammento vivo del corpo ecclesiale.

Riferimenti di traccia

Saluto e introduzione di don Giulio00:00:00

Lettura dal Vangelo di Matteo00:10:00

Riflessione di Elide00:25:00

3. Andrea Grillo: Storia, Potere e la riscoperta della Comunità (18 gennaio 2026)

Il professor Andrea Grillo ha offerto una prospettiva storica e teologica necessaria per comprendere come siamo arrivati al modo attuale di celebrare. Un momento cruciale della sua relazione è stato il riferimento al Concilio di Nicea (di cui si è celebrato l’anniversario nel 2025), sottolineando un dettaglio storico spesso dimenticato: esso fu convocato dall’Imperatore, non dal Papa o dai vescovi. Questo evento segnò profondamente il legame tra la Chiesa e le strutture di potere, influenzando nei secoli anche la percezione della liturgia.

Grillo ha analizzato le crisi che hanno “essenzializzato” il rito, in particolare quella medievale nata dalla domanda di Carlo il Calvo sulla presenza reale di Cristo nella comunione. Questo portò la teologia a concentrarsi ossessivamente sulla consacrazione, separandola dalla comunione e riducendo l’Eucaristia a un atto quasi privato, simboleggiato dall’uso del campanello per richiamare l’attenzione dei fedeli solo al momento del miracolo. La sfida odierna è tornare a una visione comunitaria: la partecipazione attiva non è “fare qualcosa”, ma essere parte di un’unica azione divina. La liturgia, ha spiegato Grillo, è un tempo festivo e reversibile che ci educa a vivere non per dovere, ma per dono, riscoprendo i sensi (tatto, olfatto, udito) come canali primari per incontrare Dio.

La ricchezza dell’incontro è emersa con ulteriore evidenza nel momento conclusivo. Le domande e gli spunti di riflessione offerti dai presenti sono stati la chiara testimonianza di come la profondità di pensiero del prof. Grillo abbia saputo toccare e arricchire il pubblico di Salzano.

Riferimenti di traccia

Saluto e introduzione di don Giulio00:00:00

Preghiera iniziale00:04:11

Riflessione del prof. Andrea Grillo00:10:40

Approfondimenti e domande01:07:50

Preghiera finale01:51:40

4. Mauro e Lia: La fecondità del “non possesso” (22 febbraio 2026)

L’ultimo incontro ha trasformato la teoria in carne viva attraverso la testimonianza di Mauro e Lia, una coppia che ha visto la propria vita incrociarsi con la “potatura” prima del cancro e poi della sterilità biologica che ne è derivata. Il loro racconto ha mostrato come le “ferite” possano trasformarsi in “feritoie” se abitate dalla fede.

Particolarmente toccante è stata la condivisione delle loro esperienze di affido, vissute non come un ripiego, ma come una vocazione. Mauro e Lia hanno onestamente confessato i fallimenti e le fatiche iniziali: il loro primo affido, un ragazzo di 14 anni con problemi di tossicodipendenza e violenza, fu un tentativo inconsapevole di «riempire il vuoto» della mancata genitorialità biologica. Quando il ragazzo se ne andò, la coppia visse una profonda crisi di identità, comprendendo che un figlio non può essere usato per sedare un dolore personale. Tuttavia, il seme gettato in quegli anni ha portato frutti inaspettati: cinque anni dopo, incontrando casualmente in un centro commerciale quel giovane ormai cresciuto, hanno ricevuto le sue scuse e il ringraziamento per essere stati l’unico punto fermo della sua adolescenza.

Le successive esperienze sono state vissute con una consapevolezza diversa, culminando nell’accoglienza di Martina, arrivata quando aveva sei anni. La chiamata per lei è giunta attraverso una parola del Vangelo: «Ecco lo sposo, andategli incontro», che ha insegnato loro ad amare senza possedere. Oggi Martina è stata adottata giuridicamente su richiesta del tribunale; Mauro e Lia sottolineano che questo non è un “lieto fine” per loro, ma una risposta al bisogno di radici della ragazza, un riconoscimento che la famiglia è «cosa di Dio» e che loro ne sono solo i custodi.

Questa evoluzione ha portato la coppia a vivere la vita non come una “proprietà”, ma come un “affitto” spirituale, scoprendo che la fecondità del matrimonio può andare ben oltre la biologia, aprendosi all’ascolto di altre coppie e all’animazione dei giovani.

Riferimenti di traccia

Saluto e introduzione di don Giulio00:00:00

Preghiera iniziale00:03:25

Testimonianza di Mauro e Lia00:11:00

Approfondimenti e domande01:01:25

Preghiera finale01:11:25

Conclusione: Vivere il Sacramento nella normalità

L’intero percorso ha cercato di rispondere alla domanda su come celebrare in un mondo che sembra aver perso il senso del sacro. La risposta emersa è una sintesi tra rito e vita: celebrare bene significa imparare a vedere Dio nelle azioni ordinarie — un caffè condiviso, un abbraccio, la fatica di un affido difficile — perché è proprio lì che il Sacramento si fa carne.

Dalla teologia di Attinger alla storia di Grillo, fino alla “trincea” di Mauro e Lia, il messaggio finale è un invito alla libertà: la liturgia ci libera dall’ossessione del controllo e ci inserisce nell’oggi eterno di Dio. Come i discepoli di Emmaus, anche noi siamo invitati a riconoscere il Signore nello “spezzare il pane” della quotidianità, lasciando che il cuore torni ad ardere di speranza.

Ma come dimenticare che…

Come in una sorta di bivacco, per una pausa ristoratrice a gustare il ricco panorama spirituale tra un’escursione e l’altra, nel bel mezzo del nostro percorso sul senso del “Celebrare” ci siamo fermati anche a riflettere sui capitoli 24 e 25 del Vangelo di Matteo, sotto la guida appassionata e travolgente di fratel Moreno Pollon.

Di questa parentesi, che come si vede dalla locandina si è sviluppata in tre date diverse, con una proposta pomeridiana pensata più per le persone adulte e una serale affollata invece prevalentemente da giovani, non disponiamo di materiale d’archivio.

E chi già conosce fratel Moreno qui sorride, comprendendo bene le motivazioni!

Ci rivediamo dopo l’estate, con una serie di nuove e interessanti proposte.


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