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STORIA DI SALZANO di Ivone Venturini

 

chiesasalzanoIntroduzione: 

Salzano, comune in provincia di Venezia, è situato in una favorevole posizione equidistante dalle città di Padova, Treviso e Venezia. Presenta un’altitudine di 11 m. sul livello del mare e una superficie di 17,19 Kmq, il suo territorio è formato da Salzano e Robegano (unica frazione annessa al capoluogo) e confina con i comuni di Scorzè, Martellago, Mirano e Noale[1].

Il toponimo Salzano potrebbe derivare, secondo antiche ipotesi, dal latino Saltius, aggettivo di Saltiana ed avrebbe indicato luoghi boschivi e di pascolo, volto che in origine mostravano queste zone.

 

 

 

Cenni Storici: 

Il territorio salzanese era probabilmente già popolato in epoca Paleoveneta, mentre sono numerosi i reperti romani ritrovati dai contadini durante l’aratura dei campi. Per quanto riguarda i documenti storici le prime attestazioni delle comunità di Salzano e Robegano si hanno solo a partire dal Medioevo[2].

Salzano è citato in un atto di ordinaria amministrazione del governo dei da Camino, cioè un verbale di concessione in affitto del dazio, del vino e del pane, risalente al 31 dicembre 1283[3].

Le notizie riguardanti Robegano sono invece più antiche e risalgono al 1154, quando cominciò a svilupparsi qualche insediamento di una certa importanza, favorito dalla posizione, lungo la via Mestrina, che congiungeva Noale a Mestre presso le rive del fiume Marzenego[4].

La presenza di Guarnerio da Robegano fra i testimoni di un atto del 1163 evidenzia che in tale data si era già costituito un villaggio di tal nome.

Nel XIII secolo è documentata a Robegano l’esistenza di una fortificazione, creata dai Tempesta di Noale per difendere il proprio territorio; nel medesimo periodo fu anche attivo il Pio Ospedale di Sant’Elena situato lungo la strada che porta a Martellago.

La situazione amministrativa del territorio fu sempre abbastanza complessa trattandosi di luoghi posti al confine tra Padova e Treviso e quindi teatro di ripetuti scontri e cambi di domino, specialmente nel corso del XIV secolo, tra i Tempesta, gli Scaligeri, i Carraresi, il Re d’Ungheria e la Serenissima Repubblica di Venezia.

A partire dal 1388 il territorio di Robegano rimase saldamente in mano a Venezia aprendo così un periodo di durevole tranquillità, mentre Salzano venne sottoposto all’amministrazione di un podestà residente a Noale.

Dal punto di vista ecclesiastico ci fu una crescita autonoma delle parrocchie, (la parrocchia di San Bartolomeo a Salzano e la parrocchia dei SS. Giacomo e Cristoforo di Robegano) le quali dipendevano rispettivamente dalle pievi di Zianigo e Martellago.

La pieve di Salzano si svincolò dalla pieve matrice di Santa Maria di Zianigo nel 1427 con l’approvazione di Papa Martino V e il 16 febbraio 1434 un certo “Iohannes Botacinus” del luogo, offrì un prato per la costruzione della Chiesa di San Bartolomeo[5].

Nel cinquecento aumentarono notevolmente le devozioni (come novene e pellegrinaggi) e le offerte per l’erezione di nuove cappelle, altari, edicole e capitelli favorite soprattutto dai mercanti di passaggio nella zona. La devozione crebbe e s’intensificò ulteriormente sull’onda di asserite apparizioni della Madonna a Robegano nel 1534 e a Salzano nel 1578.

A causa di questi eventi e del conseguente aumento dei pellegrinaggi venne iniziata a Salzano, nella prima metà del XVI secolo, la costruzione di una nuova chiesa, terminata poi nel 1643 e nello stesso anno consacrata. Robegano vide sorgere la propria chiesa quasi contemporaneamente tra il 1534 e il 1603.

Tra il seicento e il settecento nobili famiglie veneziane fecero erigere in questi luoghi le proprie dimore estive: Villa Donà e Ca’ Contarini (seicentesche), e Villa Combi, Ca’ Bozza, Ca’ Savorgnan e Ca’ Capello (settecentesche) ne sono i più illustri esempi.

Nel 1808 Salzano e Robegano vennero accorpati in un unico comune, inserito nel Distretto di Noale ed aggregato alla provincia di Padova sino al 1853, anno in cui fu inserito nella provincia di Venezia ed incluso nel distretto di Mirano.

Per quanto riguarda l’aspetto economico è importante segnalare che nel 1872 iniziò l’attività una Filanda. Fondata dal Senatore del Regno Leone Romanin-Jacur, con l’aiuto e l’appoggio dell’allora parroco Giuseppe Sarto (futuro Papa Pio X e Santo) e fino al secondo dopoguerra, fu un centro di notevole importanza per l’economia di tutta la zona in quanto forniva occupazione alla maggior parte delle donne del luogo.

Nel novecento questo comune ha legato il proprio destino al polo industriale di Mestre-Marghera avvantaggiato anche dalla posizione geografica relativamente vicina e dai collegamenti stradali e ferroviari che hanno determinato un forte pendolarismo, e frenato per un certo periodo un’autonoma crescita industriale.

Nel dopoguerra si sono inoltre verificate una serie di ondate di migrazioni da Mestre e Venezia che hanno accentuato la vocazione residenziale del territorio[6].

Le tipologie delle abitazioni rurali e delle nuove costruzioni:

In passato, le abitazioni maggiormente diffuse in questa zona erano le case rurali ed in particolare la tipologia della Casa Colonica che era parte integrante della proprietà fondiaria.

La mancanza di cave di pietra associata alla presenza nel territorio di zone boschive e paludose resero inevitabile l’impiego di materiali costruttivi quali il legno e la paglia, che rimasero una costante anche quando si diffuse l’utilizzo del laterizio.

Pochi sono gli edifici rurali che hanno resistito all’incuria e alla distruzione, quelli situati in campagna sono stati lasciati cadere in sfacelo e i più vicini ai centri urbani sono stati sensibilmente alterati.

La prima forma di insediamento rurale della zona è stato il Casone di paglia, oggi del tutto scomparso. Presentava una pianta rettangolare o quadrata e il suo aspetto esterno era quello di un’abitazione costruita dall’uomo con mezzi poveri fornitigli dalla natura circostante[7]. La copertura, fortemente inclinata per agevolare lo sgrondo delle acque, era costituita di canne e strame e copriva sia i vani abitativi che quelli destinati al ricovero degli animali separati da muri in mattoni crudi seccati al sole. Tra il XIV e XV secolo, con l’aumentare delle esigenze, venne costruito accanto al casone di paglia un nuovo fabbricato in muratura adibito a nucleo abitativo, mentre la vecchia costruzione persisteva come ricovero degli animali[8].

Il paesaggio assunse l’aspetto fisico attuale attraverso la ripartizione del territorio secondo un disegno “a campi chiusi” corrispondenti alle unità poderali, i cui limiti (fossi, alberature di pioppi e gelsi), caratterizzano ancora oggi la morfologia del territorio.

Altra costruzione tipica di questo territorio è la Casa Dominicale che a partire dal XVI secolo serviva a far confluire i raccolti agricoli realizzati nelle proprietà in terraferma appartenenti alle famiglie del patriziato veneziano. Si andarono moltiplicando inoltre le case rurali, costruite in prossimità ed in funzione delle ville padronali, a pianta quadrangolare con ambienti rustici ed abitativi distribuiti attorno ad un portico che funge anche da unico collegamento con l’esterno. La forma del portico è ciò che distingue la piccola Casa Bracciantile (ad una o due aperture) dalla più grande Masseria (con apertura multipla). La Boaria, infine, è caratterizzata da un portico con più aperture a tutta altezza evidenziando un utilizzo prettamente legato all’allevamento. La stalla era considerata al pari di una qualsiasi stanza e si trovava infatti al piano terra adiacente alla cucina e alle camere.

Al primo piano l’intero spazio è suddiviso in due ambienti: il fienile, sempre soprastante la stalla, ed il granaio. Elemento riconoscibile di queste costruzioni è il camino, frequentemente a base quadrata, sporgente dai muri perimetrali e con il comignolo di forme svariate. Le sue particolari decorazioni o lavorazioni denotavano il livello economico del proprietario. Il mattone era il materiale più diffuso nelle pavimentazioni accostato, nel portico, al battuto di terra e al tavolato ligneo nel fienile (che impediva la condensa dei vapori della stalla). La copertura era a doppia falda longitudinale, con struttura costituita da una trave di colmo poggiante sui muri perimetrali (est e ovest) e su uno o più pilastri[9].

Nel secondo dopoguerra il “miracolo economico” fece sviluppare i paesi posti alla periferia dei grandi centri industriali a discapito delle zone rurali

Anche a Salzano si è urbanizzato molto ed in maniera disordinata. Le nuove costruzioni che emergono da un’analisi del tessuto urbano comunale sono Condomini, Palazzine ( spesso circondate da giardini) e Villette a schiera o monofamiliari, dotate anch’esse di area verde[10].

Cenni storico-agricoli: 

A causa della difficoltà a reperire documenti, le prime notizie certe riguardanti la situazione storico-agricola del territorio comunale salzanese risalgono al 1804, anno in cui un Editto Imperiale impose a tutte le persone fisiche, laiche o ecclesiastiche, di denunciare i propri possedimenti, pena la confisca.

All’epoca Salzano rientrava ancora nel territorio della provincia di Padova mentre nel 1853 venne inglobato nella provincia di Venezia, in seguito suddivisa in cinque aree. Il territorio comunale fu assegnato all’area “Dese-Brenta”, caratterizzata da terreni sabbiosi e argillosi[11] e confinante a sud, per mezzo dei fiumi Muson e Cimeto, con Mirano, a nord, per mezzo del Marzenego con Noale. Corsi d’acqua attraversavano tutto il territorio, nella parte mediana il più importante era il Roviego, ma molto curata era la rete di fossi[12]. La coltura promiscua della vite e dei cereali caratterizzava la superficie agraria del territorio, una volta privato delle fitte boscaglie preesistenti. Questa situazione agricola rispondeva alle esigenze dei contadini che miravano principalmente a procurarsi vino e frumento destinato al pagamento del canone di affitto (regolato a forma contrattuale, con l’esplicita clausola che l’affittuario avrebbe dovuto versare il 50% del valore del fondo, anche in caso di avversità atmosferiche). Tutto ciò contribuiva a creare un’economia di tipo chiuso bastante a se stessa. Un notevole effetto sull’agricoltura e sullo stesso paesaggio agrario, fu causato dalla rete stradale curata dagli austriaci, dalla caduta delle barriere doganali e, ancor di più, dalla decadenza della proprietà nobiliare, che produsse una lenta ma continua suddivisione degli appezzamenti agricoli.

I prodotti più diffusi rimasero sempre il granoturco, l’uva ed il frumento, la macinazione del quale si pagava in denaro (a differenza di quella del granoturco il cui pagamento consisteva in una parte del prodotto macinato).

La situazione della campagna salzanese risulta immutata fino alla seconda meta del novecento quando la presenza di Porto Marghera ha ridotto i coltivatori a tempo pieno in favore dei coltivatori part-time. L’aumento dell’industria ha lasciato spazio solo a due tipi di agricoltura: quello del part time e dei pensionati e quello dei coltivatori a tempo pieno. Il primo tipo si dedica a colture di scarso impiego di manodopera come mais, soia, barbabietola, a scapito dei vigneti, di altre colture arboree e delle colture foraggiere con conseguenze sulla chiusura delle stalle. Il secondo tipo invece ha affiancato alle tradizionali colture e allevamento quelle del tabacco, floricole e l’allevamento del bovino da carne e l’allevamento cunicolo.

In base a dati della fine degli anni ottanta possiamo notare che la zona più agricola è senz’altro la nord-ovest, sita tra il Rio Roviego e il fiume Marzenego, che certo non scarseggia di acqua, anche se inquinata dalle fognature e dagli scarichi industriali.

La zona nord-est, comprendente la frazione di Robegano, può essere divisa in due aree: quella che costeggia il Marzenego, ricca d’acqua e adatta alla coltivazione, e quella a nord del Rio Storto che a causa della scarsità d’acqua per l’irrigazione ha provocato in località Sant’Elena l’impossibilità di effettuare colture in secondo raccolto.

La zona sud-ovest è invece caratterizzata dall’insediamento urbano di Salzano, l’area agricola risulta pertanto limitata a sole coltivazioni floricole. Questa è la zona che più ha subito modificazioni nell’assetto fondiario: dovute ai bisogni abitativi del paese che hanno così stravolto il precario assetto idrico esistente. Le acque provenienti dal Muson, dal Roviego, dal Vallone e dal Cimeto risultano oggi inquinate.

La zona Sud-Est, tra il Roviego e il confine col comune di Mirano, è l’area maggiormente occupata dalla coltivazione di ortaggi affiancata dal florovivaismo, dalla frutticoltura e dalle coltivazioni di tabacco mentre l’acqua di irrigazione proviene dal Cimeto[13].

Alcuni cenni storici sull’industria: 

Fino al secondo dopoguerra l’industria più florida a Salzano fu quella tessile, favorita dalla presenza della Filanda[14]. Precedentemente si svolgevano nel territorio altri tipi di attività (che però non resistettero alle crisi economiche conseguenti alle due guerre mondiali), quali la produzione di cappelli e di scope. A partire dagli anni sessanta di questo secolo, quando questa zona venne dichiarata “area economicamente depressa”, furono eseguite delle infrastrutture che contribuirono a favorire la successiva costruzione di fabbriche nelle quali venne assorbita per lo più manodopera femminile[15].

La dichiarazione di area economicamente depressa venne accordata a questo territorio in quanto la popolazione che vi abitava non traeva dallo svolgimento delle proprie attività in loco, un reddito paragonabile a quello degli abitanti dei paesi vicini; a causa di ciò l’Amministrazione Comunale di quegli anni ricorse alla Legge n°635 del 25-7-1957, la quale concedeva alcuni benefici fiscali sui redditi diretti a piccole e medie industrie per la durata di dieci anni a partire dalla data di inizio dell’attività, volendo così stimolare l’iniziativa privata nell’avvio di nuove attività produttive.

L’Amministrazione Comunale acquistò quindi una vasta area di terreno dotata di acquedotto lungo la strada provinciale Salzano-Scorzè, la provvide di fognature, cabina elettrica e strade di accesso, e la mise a disposizione dell’iniziativa privata. Su di essa sorsero alcune industrie ed una scuola per l’addestramento delle maestranze edili[16], in seguito si preferì adibire a zona industriale e artigianale altri territori e questa zona venne riutilizzata attraverso la costruzione di alloggi privati.

Nuove zone industriali furono costruite alla fine degli anni settanta a nord-est, del paese nei pressi della stazione ferroviaria, e a sud-ovest, nei pressi del fiume Muson; esse favorirono l’occupazione ma crearono ulteriori problemi, in particolare modo i disagi del traffico e l’inquinamento delle acque.

Strumenti che avrebbero dovuto coordinare tutta l’urbanizzazione della zona erano il Piano regolatore e il Piano di zona, discussi a partire dagli anni sessanta. Il Piano di zona è stato utilizzato in parte: il Comune si impegnò ad acquistare terreno per poi rivenderlo in lotti di 600 metri quadrati circa, forniti di servizi per la costruzione di una casa con annesso un piccolo orto o giardino.

Ben diverso destino ebbe invece il Piano Regolatore Generale che, dopo un tempo di gestazione molto lungo, fu approvato solo nel 1978 con delibera della Giunta Regionale del Veneto n°2142 del 26-4-1978[17].

Nuclei abitativi più antichi e Viabilità: 

I nuclei abitativi più antichi di Salzano secondo i catasti austriaci sono: Borghetto dei Piccioi, Borgo Valentini, Ca’ Bozza, Castagnara (Crosara dei Miele), Favretti (Villatega), Lorenzetti[18], Roviego Sotto e Toscanigo (un tempo nel comune di Noale), Robegano e Salzano[19].

Villatega e Ca’ Bozza, nuclei abitativi di una certa importanza ancor oggi, sono sorti in prossimità e al servizio di ville padronali, come complessi edilizi di tipo agricolo.

Salzano e Robegano si sono formati come nuclei urbani lungo le vie principali e attorno alle chiese parrocchiali. Salzano è sorto sulla via che univa Mirano a Noale (oggi via Roma) e Robegano sulla via Noale-Venezia (oggi via XXV Aprile). Anche gli edifici parrocchiali si trovano lungo le strade principali (con orientamento Est-Ovest, come dimostrano entrambe le chiese aventi l’ingresso ad Ovest e l’abside a Est), ma non sono i soli. Nel 1816 don Vittorio Allegri parroco di Salzano, fece erigere le Case Operaie lungo la via Comunale (ora via Roma)[20].

Altra via di notevole importanza era la via Dosa che collegava direttamente Salzano a Mestre e quindi a Venezia.

Questa, a causa del repentino sviluppo urbanistico di Mirano si è trovata a perdere la sua importanza al punto da risultare oramai inutilizzata; infatti i paesi del circondario, tra cui Salzano, hanno cominciato a gravitare attorno a Mirano, anziché alla più lontana Mestre, preferendo quindi ampliare e sistemare le vie di collegamento con questa cittadina.

All’interno di questo nuovo assetto si è trascurata la via Dosa preferendo il collegamento Salzano-Mestre via Mirano.

Tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento furono rinnovati e ampliati vasti tratti della rete stradale comunale rendendo più agevoli i collegamenti, anche se le strade principali furono asfaltate solo nel secondo dopoguerra.

Al giorno d’oggi le strade comunali misurano complessivamente circa 60 chilometri, dei quali il 40% si trova nei centri abitati e il 60 % in campagna; a queste si devono aggiungere circa 13 chilometri di strade provinciali e circa 10 chilometri di strade vicinali di uso pubblico[21] mentre sono scarsissime le piste ciclabili.

Il territorio comunale è anche attraversato da alcune importanti strade provinciali: Venezia-Vicenza (in direzione est-ovest e attraverso il nucleo abitato di Robegano); Noale-Mirano-Mira (in direzione nord ovest-sud est, un tempo attraversante il centro abitato di Salzano); Scorzè-Mirano (in direzione nord-sud congiunge trasversalmente la strada statale Castellana con le provinciali Venezia-Vicenza e Noale-Mirano).

La viabilità ferroviaria è rappresentata dalla linea Venezia-Trento, (linea Valsugana), con stazione a circa 1,6 Km dal centro[22] in direzione nord.

La ferrovia Valsugana era in funzione sul versante trentino già dal 1896 mentre i lavori della linea ferroviaria Mestre-Castelfranco, iniziarono nell’ottobre del 1906, anno in cui la direzione della Massa Poveri di Salzano alienò alla Società per la costruzione della ferrovia 1000 mq di terreno. La ferrovia venne attivata il 15 luglio 1908 mentre il traffico passeggeri iniziò il 21 luglio 1910 con due treni giornalieri sull’intera linea; il 1 agosto dello stesso anno si attivò anche il trasporto delle merci. Importante collegamento durante le due guerre, la linea Mestre-Castelfranco venne elettrificata grazie al Piano Integrativo, previsto dalla legge n.17 del 1981[23].

Una grave conseguenza per l’aspetto urbanistico di Salzano fu causata tra il 1887-90 quando venne atterrata la vecchia canonica e aperta la piazza verso nord, iniziando quel processo di disgregazione del centro che ha toccato i suoi punti più bassi con l’abbattimento, nel 1977, di alcuni importanti edifici storici settecenteschi.

Ciò ha causato la totale apertura della piazza e l’inevitabile perdita d’identità del centro del paese.

Sviluppo demografico: 

I primissimi dati riguardanti la popolazione di Salzano possono essere desunti dalle visite pastorali del 1467 e 1597, essi ci presentano una popolazione inferiore al migliaio anche se tale cifra deve ritenersi indicativa in quanto riferita ai soli adulti del paese. Alla fine del settecento gli abitanti sono quasi raddoppiati (1830) e una certa crescita demografica è ancora riscontrabile per tutto il secolo successivo nonostante il paese fosse più volte raggiunto da epidemie di peste tanto che i dati relativi alla visita pastorale del 1832 rilevano ben 2061 abitanti. Nel corso di questo secolo il numero degli abitanti ha subito un’impennata che ha portato Salzano (e la sua frazione Robegano) dai 5581 residenti del 1931, ai 10.000 registrati nel 1986. L’ultimo dato sicuro, risalente agli ultimi mesi del 1996, ammonta a 11353 abitanti[24].

Principali edifici storici

-Le Chiese di Salzano e Robegano:

Precedente alla costruzione della prima chiesa a Salzano (1434) si può supporre l’esistenza di una piccola cappella risalente con ogni probabilità al XIII secolo. La chiesa subì nei secoli notevoli modifiche prima dell’ultimo rifacimento, in stile neoclassico, ad opera di Domenico Rupolo (progetto del 1912). Al suo interno, nella parte nord, è presente anche un Museo dedicato a San Pio X mentre all’esterno, nella piazza antistante, è collocato il monumento ai caduti sorto nel 1921 su progetto dello stesso Rupolo[25].

La costruzione della Chiesa della Madonna delle Grazie di Robegano risale invece al XVI secolo ed è legata ad un’apparizione miracolosa, per questa ragione la chiesa custodisce l’immagine della Madonna, che si trovava in origine nel capitello dove sarebbe avvenuto il miracolo. Anche questa chiesa nel corso degli anni subì numerose modifiche, tanto che non sono più riscontrabili i suoi caratteri originari[26].

-Ville e oratori:

Tra il seicento ed il settecento la repubblica di Venezia offrì al proprio patriziato, oltre alle necessarie protezioni, anche delle notevoli agevolazioni per l’acquisto di alcuni beni in terraferma, vedendo in ciò una sorta di garanzia per il controllo di nuovi territori.

Molte famiglie patrizie si fecero pertanto costruire a Salzano delle sontuose ville. Alcune sono state distrutte, come Ca’ Capello, Ca’Balbi-Dolfin, Ca’ Bozza, ed altre ci sono pervenute intatte, anche se parzialmente modificate nel corso degli anni: il Palazzone, Ca’ Savorgnan, Ca’ Contatrini, Villa Combi, Villa Donà-Jacur[27].

Il Palazzone è la villa più vecchia, edificata in prossimità del fiume Muson, a sud-ovest del territorio comunale, in una località chiamata Castelliviero in ricordo della presenza di un antico castello.

Annesso alla villa vi è il più antico oratorio della parrocchia, dedicato a San Silvestro, commissionato nel 1568 da Silvestro Morosini e contenente un’ immagine di Maria Immacolata fatta inserire nel 1869 dall’arciprete Giuseppe Sarto.

Ca’ Savorgnan, più conosciuta con il nome di Palazzo Bortolati,è situata in contrada Villatega, a nord-ovest del territorio, nei pressi della strada che collega Salzano a Noale; presenta tre piani e un semplice aspetto di casa dominicale. La costruzione di origine cinquecentesca venne ristrutturata nel settecento ed è ora abbandonata e affiancata da costruzioni sorte sulla traccia di antichi annessi rustici. L’antico oratorio eretto nel 1578 in onore di Maria Immacolata (ed in seguito dedicato alla Beata Vergine del Rosario), presentava una scultura in pietra tenera del XVIII secolo, raffigurante la Madonna estasiata nella gloria con due putti in prosternazione.

L’oratorio è attualmente abbandonato, mentre sono stati distrutti il giardino e tutti gli altri elementi originari.

Ca’ Balbi-Dolfin, grandiosa e nobile villa purtroppo andata distrutta, sorgeva a nord-est del territorio e presentava un parco con peschiera formata dall’acqua del Roviego.

Anche Ca’ Balbi aveva una sua cappellina, su cui vantava diritti anche la parrocchia di Robegano, che venne demolita assieme alla villa all’inizio dell’ottocento.

Nella contrada Villetta è posta Ca’ Contarini che prende il nome dalla gloriosa famiglia veneziana che la fece edificare.

Il complesso di impianto seicentesco è stato rimaneggiato in varie riprese. Il corpo centrale non presenta elementi degni di attenzione. Poco rimane dell’antico giardino mentre più interessante risulta la chiesetta gentilizia risalente al 1684, come reca la data scritta sopra il portale d’ingresso. Essa presenta una facciata palladiana dove spiccano tre statue di santi. All’interno sono presenti un altare in marmo con due colonne ed una tela riproducente la crocifissione. Sulle pareti gli affreschi rappresentanti figure inquadrate entro motivi architettonici sono stati eseguiti da un artista il cui nome non è conosciuto.

A sud-est del territorio sulla strada Salzano-Mirano, verso il confine tra i due comuni, si ergeva il complesso settecentesco Ca’ Bozza. La villa, nota fin dal 1650 come casa dominicale del Marchese Bozza, è stata demolita agli inizi del novecento. Attualmente è ancora visibile l’oratorio, dedicato alla Beata Vergine delle Grazie, molto rimaneggiato nel corso dei secoli e solo recentemente restaurato. Esso si presenta a pianta rettangolare, di semplice architettura, con campanile a vela.

Villa Combi, casa padronale settecentesca, innalzata nei pressi della chiesa parrocchiale, a partire dal 1887 assunse le funzioni di canonica. Immutata la struttura dell’edificio, i cui prospetti sono articolati su fascia centrale, con sopraelevazione a timpano e due brevi ali laterali raccordate. L’interno e l’esterno risultano anonimi a causa delle sensibili modifiche subite.

All’esterno è presente una barchessa recentemente restaurata e adibita a patronato.

Il complesso della villa, del parco e della filanda Romanin-Jacur, è situato a poche centinaia di metri dalla piazza di Salzano, lungo la strada un tempo detta “comunale” (ora via Roma). Le prime notizie documentarie ne testimoniano l’esistenza già a metà del seicento. La villa presenta un corpo centrale a tre piani con base rettangolare e nel 1872 nella sua area nord è stata edificata una Filanda. Essa comprendeva un corpo centrale articolato su tre piani, parallelo alla villa e separato da essa attraverso uno spiazzo dedicato allo sgombero e alla movimentazione dei materiali. L’edificio è stato affiancato da una nuova costruzione: l’ala occidentale, simmetrica a questa, la quale risulta più contenuta come dimensioni. Oltre agli edifici il complesso comprendeva un ampio parco ottocentesco posto a est e a ovest della villa ed ora di uso pubblico, che occupa una superficie di circa 48 mila mq. Fu costruito su disegno attribuito a Luigi Garzoni, autore nello stesso periodo di altri parchi e giardini del miranese[28].

Distrutta fu anche Villa Capello posta sulla strada che conduce a Martellago, sono ora visibili solo i resti dell’antica casa dominicale dei Capello. Del complesso originario è rimasta solo una barchessa rustica mentre risultano scomparsi: il corpo principale della villa (costruita nella seconda metà del settecento su progetto di Domenico Cerato), il giardino e le pescherie. Prima della demolizione, avvenuta nel 1838, viene ricordata per la forma elegante e nobile e per la curiosa soluzione del pianterreno elevato che rendeva le stanze più fresche e asciutte. Dopo la demolizione le pietre dei terrazzi furono utilizzate per il nuovo terrazzo della chiesa.

-I Mulini:

Oltre ai territori in terraferma il governo veneziano controllava inoltre la macinatura del grano attraverso mulini pubblici dati in appalto a privati. Di questi restano: il Mulino Trevisan, l’Ex Mulino Carraro e l’Ex Mulino Vian[29] tutti a Robegano.

Il Mulino Trevisan ci è noto sin dal 1553, ha cambiato più volte proprietà e nel 1581 è stato completamente rinnovato a causa di un incendio. Una rettifica dell’asse stradale, avvenuta negli anni settanta di questo secolo ha però ridotto il gorgo del mulino; mentre l’Ex Mulino Carraro è denunciato agli estimi sin dal 1492 come mulino a due ruote e fu rifabbricato dopo essere stato incendiato nel periodo della guerra di Cambrai. Vari proprietari si sono succeduti in questo secolo ma del vecchio mulino è rimasto solo il salto d’acqua. La prima notizia riguardante l’Ex Mulino Vian risale al 1341, quando era proprietà del Monastero di San Nicolò a Treviso. Ora del mulino originario rimane solo il salto d’acqua.

-Architettura minore:

Ulteriori costruzioni di Architettura Minore religiosa e civile di un certo interesse storico-artistico, degne di menzione sono la Chiesetta della Roata e il Ponte degli Armati mentre un qualche spunto interessante lo forniscono alcuni Capitelli e due Cappelline del cimitero.

La Chiesetta della Roata sorge in località Roata sulla provinciale che unisce Salzano a Mirano, in una zona anticamente ricoperta di sterpi e da rovi, da cui appunto il nome “Roata”. In origine vi era un piccolo tabernacolo (1568), con riprodotta la Vergine col Bambino. Nel 1577-78 la notizia di eventi miracolosi richiamarono sul luogo numerosi fedeli accorsi in pellegrinaggio. Nella seconda metà dell’ottocento il primo tabernacolo fu abbattuto e sostituito dall’attuale oratorio, di linea gotica, con facciata nella quale spiccano in nicchie due statue di santi[30].

I Capitelli, sono numerosi e sorti all’inizio o all’incrocio di importanti strade oppure per delimitare o segnalare un particolare territorio. I più importanti sono il Capitello del Cristo, risalente al 1854, posto all’incrocio tra la strada provinciale e la via principale del capoluogo. Il Capitello della Madonna della Salute risalente invece al 1907 sito sulla via principale del capoluogo, in posizione opposta al precedente e il Capitello di Sant’Antonio del XVII secolo, all’incrocio tra la via Dosa e la via Zigaraga che conduce a Spinea.

Il Cimitero, si trovava un tempo vicino alla chiesa, nel 1842-43 cominciò ad essere abbandonato e, per ragioni igieniche, spostato a circa duecento metri di distanza in direzione sud, sua attuale collocazione. All’interno di esso un’importante Chiesetta con ai lati due cappellette dello stesso periodo, della stessa manifattura e dello stesso stile: neogotico, presenti nella Chiesetta della Roata e del Capitello del Crocifisso.

BIBLIOGRAFIA

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Bello Fabio, Robegano, Salzano, 1994
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Dal Maistro Giacomo, Noale tra storia e memoria, Noale, 1994
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Sulle Orme di Pio X, Salzano, 1986
Tieto Paolo, I Casoni Veneti, Padova, 1979
Tratto da:

Ivone Venturini, Cenni sull’Evoluzione Urbanistica di Salzano, Venezia, 1997

[1]Enciclopedia dei Comuni d’Italia, Il Veneto paese per paese, vol.V, Firenze, 1982, pp.11-12-13.

[2]Bacchion Eugenio, Salzano – cenni storici – 1427-1927, Venezia, 1927, pp. 5-25.

[3]Bortolato Quirino, Salzano – note di storia comunale, Salzano, 1985, pp.29-35.

[4]Bello Fabio, Verso una storia di Robegano, in: Robegano, Salzano, 1994, pp.11-67.

[5]Pesce Luigi, La Chiesa di Treviso nel primo quattrocento, Roma, 1987, pp.401-I, pp.205-II, nota 808.

[6]ivi, p.2.

[7]Tieto Paolo, I Casoni Veneti, Padova, 1979, pp.15-20.

[8]ivi, p.7

[9]La Casa Rurale nel Veneto, Venezia, 1983, pp.32-39.

[10]Anoè Nevio, Aspetti naturalistici di Robegano, in: Robegano, Salzano, 1994, pp.101-118.

[11]Analisi e comparazione statistica dell’agricoltura a Salzano, Salzano, 1987, pp.2-10.

[12]Bortolato Quirino, La comunità civile e religiosa di Salzano fra il 1867 e il 1875, in: Sulle orme di Pio X, Salzano, 1986, pp.73-76.

[13]Analisi e comparazione statistica dell’agricoltura a Salzano, Salzano, 1987, pp.2-13.

[14]De Marchi Gino, Luci mai spente, Salzano, 1996, p.15.

[15]Salzano: approvato il bilancio di previsione, in “El Campazzo”, 15 marzo 1967.

[16]Salzano e le aree depresse, in “Il Gonfalone”, Febbraio 1961.

[17]P.R.G. Variante di adeguamento L.R. 80/80 e art.10 L.R.2485, relazione illustrativa, Salzano, 1985.

[18]Censimento, individuazione e catalogazione dei Centri Storici del Veneto (L.R.31 maggio 1980), Venezia, 1980.

[19]Dal Maistro Giacomo, Noale tra storia e memoria, Noale, 1994, pp.81-85.

[20] La casa di riposo Don V. Allegri, Salzano, 1974, pp.36-38.

[21]Il leggicittà: Salzano, Salzano, 1993.

[22]Salzano, in: Enciclopedia Motta, vol. XII, Milano, 1968, pp.7145.

[23]Chiericato Giorgio, La ferrovia della Valsugana, in “Veneto Ieri Oggi e Domani”, a VI, n 63, Marzo 1995, pp.36-41.

[24]Dati ISTAT, 1996.

[25]Bortolato Quirino (a cura di), La chiesa parrocchiale e il museo di S.Pio X, Salzano, 1973, pp.53-71.

[26]Bortolato Quirino, Il santuario della B.V. delle Grazie di Robegano, in: Robegano, Salzano, 1994, pp.75-86.

[27]Bassi Elena, Ville della provincia di Venezia, Milano, 1987, pp.553-554-555.

[28]Nunziale Sennen (a cura di), La Villa di Salzano, Salzano, 1989, pp.11-52.

[29]Zambon Francesca, Edilizia rurale di interesse storico a Robegano: note descrittive, in: Robegano, Salzano, 1994, pp.91-100.

[30]Antologia delle opere minori della Riviera del Brenta, Strà, 1991, pp.60-67.