Festa della Comunità 2026: Celebrare la Comunità

Nella Solennità di Pentecoste, il 24 maggio, la Parrocchia di San Bartolomeo Ap. in Salzano ha celebrato la tradizionale Festa della Comunità. Quest’anno la Festa aveva come slogan: “Celebrare la Comunità: com’è bello e gioioso che i fratelli vivano insieme!” (salmo 133). “Celebrare” è stato il verbo che ha accompagnato il cammino pastorale in questi mesi: celebrare la presenza di Dio nella storia, celebrare i legami che ci uniscono, celebrare la fede condivisa, anche attraverso le fatiche e le fragilità. Celebrare non come gesto formale, ma come atteggiamento del cuore che riconosce il bene, rende grazie e apre alla speranza.

La Festa della Comunità 2026 ha avuto diversi momenti importanti. Innanzitutto la festa dei volontari della Parrocchia mercoledì 20 maggio in un clima di gratuità e semplicità ci si è incontrati e si è ringraziato alcuni fratelli e sorelle che per molti anni hanno svolto un servizio nella nostra Comunità: Anna Corò, Mario Gambaro, Odina Bortolato, Carla Basso e i coniugi Lucia Natali e Ettore Bertolin.

Un altro momento importante è stata la festa dei giovani, il venerdì 22 maggio. Un modo per i giovani di ritrovarsi tutti insieme alla fine delle attività dei gruppi e delle associazioni, prima del GrEst e dei campi estivi.

Sabato mattina i Consigli Pastorale e degli Affari Economici in una riunione aperta a tutti hanno incontrato il maestro Gianmaria Potenza, l’artista coinvolto nell’adeguamento liturgico della Chiesa.

Il culmine della Festa della Comunità è stata la celebrazione eucaristica nel sagrato della Chiesa che ha coinvolto tante persone, dai bambini della Scuola d’infanzia parrocchiale con le loro famiglie, agli ospiti della casa di riposo, dalle associazioni alle giovani coppie che hanno battezzato negli ultimi mesi. Alla Messa, unica in quella mattinata, è seguito un pranzo comunitario a cui hanno partecipato circa 150 persone con un ricco menù preparato e offerto dai volontari del NOI cucina (sagra).

Quest’anno la Festa della Comunità coincide con la solennità della Pentecoste, una delle feste pasquali più importanti dell’anno liturgico.
Sono tanti gli spunti che ci provengono dai testi della Parola di Dio che abbiamo ascoltato. Si parla di diversità di carismi, di ministeri, di doni e di attività… e unità di Dio, di fede, di battesimo. La vita della nostra Comunità vive in questa tensione tra diversità e unità.
Gesù Risorto soffia sugli apostoli come Dio all’inizio della Bibbia aveva soffiato sulla terra e aveva creato Adamo. È una nuova creazione, è l’inizio di un tempo nuovo. Gesù risorto soffia lo Spirito Santo, lo Spirito del perdono, della riconciliazione. Di un perdono verticale, riconciliazione di Dio con l’uomo, e un perdono orizzontale, riconciliazione dell’uomo con l’uomo, tra fratelli. La Comunità, qualsiasi comunità da quella familiare a quella ecclesiale, da quella sociale e quella delle nazioni, o si costruisce nella ricerca continua del perdono e della riconciliazione oppure è destinata a sgretolarsi.

Vorrei però soffermarmi in questa mia riflessione, sul tema che ci ha guidato quest’anno: la celebrazione, il celebrare. Parlare di celebrazione per noi significa parlare di festa, di Comunità, di fede, di momenti particolari della nostra vita: penso a momenti gioiosi ma anche momenti difficili come quelli del lutto.

La fede, come la vita, ha bisogno di momenti celebrativi. Una fede che non si esprime in riti rischia di diventare inconsistente, di perdersi uno spiritualismo che progressivamente diventa evanescente, insignificante, vuoto. Spesso abbiamo pensato che la fede fosse solo interiorità, un fatto individuale, senza regole predefinite, senza esteriorità, libera da ogni linguaggio predefinito… molti percorrendo questa strada hanno perso la fede: non sanno più se credono o non credono, non sanno dare nessun nome e, meno ancora, nessun volto a quel Dio che pensano di credere.

Celebrare – adorare Dio in Spirito e Verità – ci aiuta ad entrare nel mistero di Dio, un Dio che resta sempre più grande di noi, che ci attende sempre un passo più in là in cui ci troviamo, ma un Dio che ci offre la possibilità di una relazione vera, autentica con Lui. Il celebrare è come una porta che ci fa entrare in una grande casa.
Celebrare – adorare Dio in Spirito e Verità – ci aiuta a dire quello che viviamo nel profondo del cuore. Quello che noi viviamo a volte sono esperienze intensissime, che con fatica riusciamo a dire con parole… le celebrazioni ci aiutano a dire, a vivere, a prendere coscienza. Il celebrare è un linguaggio, una lingua da imparare per poter comunicare.
Celebrare – adorare Dio in Spirito e Verità – ci sostiene nel nostro cammino: ci dà dei punti di riferimento, un ritmo di vita, ci fa crescere, ci sprona ad andare avanti, a cogliere la vita non come un continuo ripetersi ma come la possibilità di raggiungere una meta. Il celebrare è un cammino.

Come la fede e la vita hanno bisogno di momenti celebrativi, così anche la Comunità ha bisogno di celebrare

La Comunità è un corpo e bene lo descrive san Paolo. Per ciascuno di noi il proprio corpo è importante, è determinante. Nel bene o nel male il corpo ci determina e non possiamo fare a meno del nostro corpo. Il celebrare ci aiuta a prendere coscienza del corpo della nostra Comunità. Nel celebrare si manifesta il corpo della nostra Comunità: bello, disarmonico, giovane, vecchio, atletico, appesantito, in buona salute o malato.

Il nostro celebrare è un luogo prezioso per coltivare le nostre relazioni di fede. Se la natura dell’uomo è la relazione (io e il tu), la nostra fede non può prescindere dalla relazionalità. Pensare di poter vivere la propria fede in maniera individuale, non è umano e tanto meno è cristiano. I riti ci aiutano a definirci in relazione a Dio ma anche in relazione tra di noi.

Molti fratelli e sorelle cristiani oggi credono che il celebrare sia inutile. Ed è vero! Le celebrazioni sono del tutto in-utili, sono semplicemente espressione di gratuità e di dono. Se qualcuno partecipasse alla celebrazione per trovarvi qualcosa di utile, presto si troverà deluso: quello che cerca probabilmente non lo troverà. L’esperienza del nostro celebrare o entra nel mondo della gratuità o resteremo assolutamente fuori dallo spirito autentico del celebrare! Questo principio della gratuità oggi trova difficilmente spazio nella nostra vita. Tutto deve avere un fine, un interesse, uno scopo. Tutti siamo sottoposti continuamente a giudizi e ad esami di prestazioni, di risultati, di successo… spesso questo ci porta a una corsa folle e, peggio, sottomette anche i nostri ragazzi e giovani a questa follia!

La gratuità è la qualità di Dio: Dio è amore! Anche noi abbiamo bisogno di gratuità. Forse la gratuità è l’esperienza più bella e autentica della Comunità. Il celebrare – come adorare Dio in Spirito e Verità – è un cammino bello e importante per entrare in questa Gratuità di Dio e per vivere nella gratuità come fratelli e sorelle.


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