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Camminare su questa terra, storia di un pellegrinaggio in Terrasanta

Percorsi di una Chiesa che vuole essere in cammino sulle orme di Gesù di Nazareth.

Essere pellegrini è la condizione di ogni uomo su questa terra, ma per il credente il pellegrinaggio assume un significato più denso e profondo: diventa un’esperienza di conversione e crescita nella fede, un’opportunità di incontro e di relazione.

È ciò che è stato sperimentato anche da un gruppo di persone della nostra comunità che, accogliendo la proposta del parroco, ha vissuto un pellegrinaggio nei luoghi abitati da Gesù nel corso della sua vita terrena. Una cinquantina di persone accompagnate da don Luca Pizzato, guida competente e testimone gioioso, si è recata dal 3 al 10 agosto in Terrasanta. Betlemme, Nazareth e Gerusalemme sono così diventati opportunità di conoscenza, di riflessione, di preghiera, di incontri e di relazioni.

Un itinerario che si è snodato attraverso spazi, persone, culture e secoli: le informazioni storico-geografiche hanno permesso di collocare vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché di cogliere alcuni importanti passaggi della storia antica, ma anche della storia contemporanea: dal sito archeologico di Sefforis a Qumran, dal Deserto di Giuda al Mar Morto, da Massada al Memoriale dell’Olocausto, lo Yad Vashem.

Ma si è trattato soprattutto di un cammino sulle orme di Gesù: percorso scandito dal vangelo di San Marco, la cui lettura ha guidato i passi dei pellegrini, stimolato la riflessione interiore permettendo l’acquisizione di una conoscenza più consapevole ed efficace.

Essere pellegrini insieme, vicini e accomunati dal desiderio di capire e di crescere nella fede nel Signore che invita all’unità e alla comunità.

Il percorso è iniziato dalla Galilea: Nazareth e il territorio circostante, Cafarnao, il lago di Tiberiade, il monte Tabor; luoghi sentiti nominare tante volte diventavano luoghi davvero “ascoltati”: risuonavano le parole di Gesù attraverso l’evangelista Marco e, soprattutto, risuonava nel cuore la chiamata di Gesù a seguirlo, a farsi suoi discepoli; a contemplarlo nel silenzio, sul monte della Trasfigurazione; a riconoscere l’amore misericordioso e la fraternità.

Così come, nella chiesa che ricorda il primato di Pietro, ciascuno ha potuto riflettere sul proprio modo di essere alla sequela di Gesù, pensando alle proprie debolezze e difficoltà, alle situazioni faticose e alla necessità di ricercare la relazione con l’unico, vero Maestro di vita.

E poi, attraverso la Samaria, in Giudea, mentre dal finestrino del pullman si poteva osservare il paesaggio che progressivamente cambiava e si potevano, soprattutto, osservare squarci di storia contemporanea e di vita quotidiana: miseria, povertà, posti di blocco, giovani in armi…

Fino ad arrivare a Betlemme e poter soffermarsi a contemplare il mistero di un Dio che, diventando bambino nel grembo di Maria, abbraccia tutta l’umanità e si fa vicino e fratello di ogni uomo, per sempre.

Percorrere il deserto di Giuda in cui uomini hanno vissuto esistenze di attesa e di ricerca, di nascondimento e di essenzialità; il deserto attraversato dal popolo di Dio per giungere alla terra promessa; il deserto: luogo di smarrimento, di solitudine, di angoscia ma anche di incontro, di novità e di rinascita. Sfiorare le acque del fiume Giordano e pensare all’ammonimento dell’ultimo profeta: “Convertitevi: il Regno dei cieli è vicino!”.

Infine, il punto di arrivo: Gerusalemme, la città santa. Riaffioravano alla memoria canti di Salmi, il cuore si stringeva di più: scrutare il monte Sion, pregare sul Monte degli Ulivi e nel Cenacolo; nella chiesa di S. Pietro in Gallicantu, ritrovarsi nell’esperienza dell’apostolo che per tre volte nega di conoscere Gesù e che, nonostante ciò, si sente accolto dall’amore misericordioso di Dio.

Individuare il punto che la tradizione ci consegna come quello in cui è stata issata la croce, in cui Gesù emise lo Spirito.

Riconoscere il Santo Sepolcro o, come precisa la tradizione greco ortodossa, la Basilica della Risurrezione. Il viaggio era concluso, anzi no: da lì ricominciava! La tomba è vuota: Cristo è risorto e ogni pellegrino poteva tornare al proprio tempo e alla propria storia, per camminare su questa terra con una nuova consapevolezza, soprattutto con un nuovo… Spirito.

Tratto da Comunità Nostra n. 47 – ottobre 2019


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