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GIOVEDÌ SANTO / 14 aprile

Liturgia delle ore: Ufficio delle letture e Lodi alle ore 7,30 

Celebrazione per i ragazzi del catechismo e per gli anziani: alle ore 17,00 

Celebrazione “nella Cena del Signore”: alle ore 20,00

VENERDÌ SANTO / 15 aprile 

Liturgia delle ore: Ufficio delle letture e Lodi alle ore 7,30

Preghiera della Via Crucis per i ragazzi del catechismo e per gli anziani: alle ore 15,00 

Celebrazione della Passione del Signore: alle ore 20,00

SABATO SANTO / 16 aprile 

Liturgia delle ore: Ufficio delle letture e Lodi alle ore 7,30 

PASQUA DI RISURREZIONE / 17 aprile

Veglia Pasquale: 21,00 (sabato 16 aprile)

SS. Messe: alle ore 7,00 – 8,30 – 9,30 (in casa di riposo – per i soli ospiti e per il personale) – 10,00 (anche in diretta streaming) – 11,30 – 18,30

LUNEDÌ DELL’ANGELO / 18 aprile

SS. Messe: alle ore 9,00 e alle ore 11,00

In questo tempo di guerra, vogliamo condividere come augurio pasquale, questa preghiera di padre Turoldo, invocando insieme su tutto il mondo il Figlio della Pace. 

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte: e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo: e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore. 

Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni, tu che ci ami,
nessuno è in comunione col fratello
se prima non lo è con te, Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo: vieni, Signore.

Vieni sempre, Signore. 

Buona Pasqua
da don Matteo B., don Leo,
don Matteo C., Mattia e don Giulio 


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Un incontro ricco di passione, di salutari provocazioni, di racconti, di testimonianza, di indignazione e di speranza: eravamo in tanti sabato sera, in chiesa a Salzano, ad ascoltare la voce di don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera, ospite della Tavola dell’accoglienza (parrocchie di Salzano e Robegano, Gruppo X, Caritas, Masci e circolo Acli di Robegano), per il primo dei due incontri su “Fratelli tutti, un sogno che può diventare realtà”.

La serata è stata introdotta da don Giulio Zanotto e da Bruno Pigozzo, che hanno spiegato il senso degli incontri dedicati alla conoscenza dell’enciclica di papa Francesco, “Fratelli tutti”, e da Alessandra Niero, capo Scout di Robegano, che ha presentato i due video di apertura della serata: una serie di interviste sul significato della parola “fratellanza” e la lettura di tre brani dell’enciclica, dedicati alla guerra, alla pandemia e alla ripartenza.

“Costruire la fraternità oggi”, il tema affidato a don Ciotti, che ha ricordato come la guerra sia il fallimento della politica e dell’umanità, capace solo di lasciare il mondo peggiore, come scrive il Papa in un’altra enciclica, la Laudato Si’. “La guerra è una scelta antistorica, immorale. E’ tempo di dire la verità e di cercare altre strade” ha detto con forza don Luigi augurando a ciascuno l’unico conflitto che serve, quello interiore, della propria coscienza, con la quale dobbiamo dialogare, perché “guerre, mafie, corruzione, ingiustizia sono i frutti malati di coscienze addormentate, non vigili e inquiete”. Don Ciotti ha fatto propria l’indignazione di papa Francesco per la scelta di aumentare le spese militari; una scelta fatta da tutti i Paesi europei, anche dall’Italia. “Amiamo il nostro Paese – ha ricordato don Ciotti – per questo parliamo con verità, dicendo anche cose scomode, e facciamo emergere il bene che c’è”.

Don Ciotti ha sollecitato tutti, in particolare i giovani, a impegnarsi nella propria realtà, da cittadini responsabili del Bene comune secondo la “logica del noi”, consegnando quattro parole: “verità, libertà, giustizia, speranza”, che sono declinazioni del Vangelo, della sua Parola.

Nelle encicliche di papa Francesco queste parole diventano carne, vita, sono un invito a metterci in gioco. Nella “Fratelli tutti”, in particolare, il Papa indica la nostra natura relazionale, e ci invita a una fraternità aperta che permette di riconoscere e amare ogni persona, al di là della vicinanza fisica, “tutti fratelli”.

Don Luigi ha raccontato la propria chiamata, nata nella Torino degli anni Sessanta, a servizio dei più deboli, della lotta alle diseguaglianze, del contrasto a tutte le mafie, della promozione della legalità, della giustizia, della pace.

“Dobbiamo impegnarci per la pace e la fraternità, il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi” ha ricordato don Luigi, invitando anche a vivere segni importanti, come la marcia della pace, programmata per il giorno dopo, a schierarci, senza timore, a difendere i diritti umani, a custodire il Creato, lasciandosi interrogare dai drammi e dalle sfide di oggi. “Se ci misuriamo con le nostre forze, è difficile, ma per noi cristiani la fede è affidarci, scommettere con Dio”.

“La Chiesa ha bisogno di voi, la nostra società ha bisogno di voi”, ha detto rivolto agli scout che lo circondavano in presbiterio.

Al termine dell’incontro, sul sagrato, don Ciotti ha firmato la grande bandiera della pace che il giorno dopo ha aperto la marcia, che ha visto cinquemila persone, a piedi, da Noale a Salzano, testimoniare il proprio impegno.


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L’esperienza della pandemia che ha coinvolto negli ultimi due anni la popolazione mondiale, e la recentissima guerra scatenata dall’invasione russa in Ucraina, stanno ponendo delle domande tanto profonde quanto drammatiche alle nostre coscienze di cristiani. Il senso della convivenza umana, il valore della vita, la difesa della salute e dei diritti umani irrinunciabili, la ricerca della pace: tutte situazioni messe a dura prova e che hanno bisogno di risposte urgenti e concrete. Queste sono state le motivazioni essenziali che hanno provocato la necessità di conoscere ed approfondire i contenuti della recente Enciclica “Fratelli Tutti” di  papa Francesco, per cercare in essa dei punti di riferimento in grado di orientare le nostre coscienze e il nostro impegno concreto.

In continuità con quanto già affermato nella precedente “Laudato Si”, l’enciclica inizia delineando i tratti essenziali della crisi planetaria che l’umanità sta attraversando a livello socio-economico, sanitario, ambientale. Quindi, prendendo a riferimento la parabola del buon samaritano, insiste sulla necessità di aprire la mente ed il cuore a questa situazione di crisi. È un invito pressante a lasciarci interpellare come persone, comunità, Istituzioni, da tutta questa umanità ferita, mettendo in luce chiusure ed egoismi che continuano a provocare nel mondo tensioni, guerre, ingiustizie, diseguaglianze, povertà.

Nell’affermare che “la pace reale e duratura è possibile solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana” (FT 127), papa Francesco invita tutti a condividere il suo sogno: costruire la “fraternità universale”. Questo messaggio è rivolto indistintamente ai singoli, alle aggregazioni sociali, politiche, culturali, religiose, a prescindere dalle loro ispirazioni o appartenenze. Il papa chiama in causa il concetto di “popolo” come base della democrazia, con il quale le istituzioni sono tenute a costruire un progetto comune promuovendo partecipazione, protagonismo, cittadinanza. Un progetto all’insegna della “carità politica” che mette al centro le persone e la loro tutela, che si fa carico di chi è più in difficoltà senza limitarsi all’assistenza emergenziale, ma promuovendo condizioni stabili e dignitose di lavoro, di sicurezza, di benessere, per tutti, abbattendo gli individualismi che generano profitti per pochi e povertà per molti.

Per un primo approfondimento sul tema costruire la fraternità oggi, sabato 26 marzo sarà con noi don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera. Un prete che sta facendo della sua vita un servizio generoso, assiduo e tenace a favore dei più deboli, della lotta alle diseguaglianze, del contrasto a tutte le mafie, della promozione della legalità, della giustizia, della pace.

mons. Giulio Zanotto


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In un clima “famigliare” il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio per gli affari economici della nostra parrocchia si sono incontrati sabato pomeriggio 22 gennaio con il vescovo Michele Tomasi, per la prima volta a Salzano.

Un pomeriggio di scambio e di ascolto reciproco sul tema della cura delle relazioni, un tema scelto dal Consiglio pastorale per quest’anno, come ha spiegato il parroco, don Giulio Zanotto. Il Vescovo ha proposto una riflessione sulle relazioni, che ci costituiscono come persone e che sono al centro della vita di una comunità cristiana. Le relazioni hanno alla base l’accoglienza e l’ascolto reciproco, quell’ascolto – ha ricordato il Vescovo – che siamo chiamati a curare in modo particolare in questa prima fase del Sinodo dei Vescovi e del Cammino sinodale della Chiesa italiana.

L’invito del Vescovo è quello di essere comunità che fanno spazio, che creano spazi dove la benevolenza reciproca delle persone fa accadere la bellezza dell’incontro, la riconciliazione, la gioia del convivio; comunità che camminano col passo dei più deboli, capaci di far emergere le relazioni di amore di cui siamo intrecciati, togliendo zavorre e fatiche; comunità in cui tutto quello che facciamo permetta alle persone di incontrarsi tra di loro e con il Signore; comunità “porto sicuro”, fatte di sentinelle che stanno sulla porta ad aprire a relazioni nuove, che fanno venire alla luce il meglio di noi. Comunità che si lasciano guidare dall’ascolto della Parola di Dio, della Chiesa, dei poveri, dall’ascolto reciproco e dall’ascolto della storia.

I presenti si sono poi divisi in tre gruppi e hanno riflettuto su alcune domande proposte dal Vescovo. Dopo il confronto, mons. Tomasi ha donato a ciascuno la sua nuova lettera pastorale “Subito cercammo di partire” – Riflessioni sulle difficoltà e sulla gioia del camminare insieme e sui passi da condividere.

A conclusione dell’intenso pomeriggio, la messa presieduta dal Vescovo e concelebrata da tutti i nostri sacerdoti.


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Gli auguri di padre Massimo Bolgan

Carissimi amici, vi spero tutti bene. Sono p. Massimo e mi presento velocemente dal momento che sono appena arrivato in questa bellissima realtà della San Martino. Come sapete p. Paolo si è trasferito nella missione di Ban Thoed Thai nel Nord della Thailandia, e io dal Nord della Thailandia sono venuto qui a Bangkok. Sono ancora nella prima fase di conoscenza della realtà e delle persone, ma la prima impressione è che grazie anche al vostro aiuto si sta’ facendo un sacco di bene.

Una delle attività della
nostra Munity è quella di
visitare le baraccopoli di
Bangkok e di aiutare i
bambini che incontriamo
come meglio possiamo.
Portiamo loro del cibo e dei
vestiti e assicuriamo un
piccolo aiuto economico
per sostenere le loro spese
scolastiche. Visitiamo anche
le persone anziane e ammalate offrendo loro un po’ di

conforto. In questo periodo segnato dal Covid consegniamo loro delle borse con del cibo e generi di prima necessità.

Spesso incontriamo bambini senza genitori che vivono con i loro nonni in povere catapecchie. Girovagano tutto il giorno e facilmente non vanno
a scuola. In questi casi

li invitiamo a venire a vivere nelle nostre “Case della Speranza” e se accettano inizia per loro una bella avventura. Quest’anno i bambini che vivono nelle nostre case sono una novantina, dall’asilo alla terza media. A
causa del Covid le scuole sono state chiuse per diversi mesi, e i nostri educatori sono stati costretti a fare anche da maestri aiutando i bambini a seguire i corsi online e a fare i compiti.

Ora alcune scuole stanno iniziando a riaprire i battenti accogliendo gli alunni nelle classi. Ai nostri bambini non sembra vero di poter uscire di casa e incontrare i loro compagni e maestri dopo tanti mesi di “clausura”. Speriamo che il pericolo del Covid non costringa le scuole a chiudere di nuovo.
Per i pasti tutti i bambini si ritrovano assieme in refettorio e in fila indiana, ciascuno con la propria ciotola,

dal più piccolo al più grande, vengono a farsela riempire con nel volto un bel sorriso. A volte ci sono delle persone che ci offrono il pranzo per festeggiare il loro compleanno e in quelle occasioni ci scappa anche il gelato.

Qui in Thailandia durante l’anno ci sono molte celebrazioni e noi ne approfittiamo per organizzare tante belle feste. C’è il giorno del papà, il giorno della mamma. C’è il capodanno Thailandese, quello cinese e quello nostro. C’è il nostro Natale e la festa della nostra Munity nel giorno di San Martino che cade l’11 Novembre. Tantissimi momenti per far giocare i

nostri bambini e dare loro un po’ di serenità. Ovviamente non possono mancare i dolci. Un piccolo pensiero per la festa

appena passata del Loy Krathong. È una delle feste più sentite dal popolo Thailandese in cui si ringrazia l’acqua e la natura per tutti i beni ricevuti. Si depone sull’acqua una piccola “barchetta” decorata con fiori e candele e la si lascia andare.

E ora sta’ per iniziare l’Avvento. I nostri bambini sono soprattutto Buddisti e iniziano a sentire parlare di Gesù solo dopo averci incontrato. Cerchiamo di trasmettere loro il messaggio del Vangelo che ci parla di Dio che è Padre e ci Ama, e anche per i nostri bambini il Natale diventa un momento speciale in cui tutti ci prepariamo ad accogliere un “bambino” speciale. Come ciascuno di loro lo è.
A nome di tutti noi vi auguriamo un bellissimo Santo Natale nella speranza che questa pandemia possa finire al più presto e che possiamo vivere tutti serenamente il prossimo nuovo anno 2022. E grazie infinite per il vostro prezioso aiuto che ci permette di fare tanto bene a tanti bambini.

Padre Massimo Bolgan

Gli auguri di don Bepi

Carissimi, un saluto a tutti voi che seguite con interesse il lavoro di questa missione.

In questi due anni di isolamento forzato a causa della pandemia la situazione della gente è peggiorata: se prima si parlava di povertà ora si parla di miseria e di sopravvivenza.

È difficile dirlo, ma è la realtà che tocco con mano giorno dopo giorno e lo abbiamo constatato in modo tangibile a ogni incontro con i genitori che venivano iscrivere i loro bambini.

Più di 328 domande per il Centro di Formazione al Lavoro quando la capacità di accoglienza è di 50; quest’anno abbiamo allargato e abbiamo accolto 75 giovani. Quante lacrime di mamme che vedevano persa l’ultima occasione per fare imparare un mestiere al figlio.

La stessa cosa si è verificata per il progetto di reinserzione scolare: una ricerca fatta quartiere per quartiere dai nostri assistenti sociali e dalla Caritas parrocchiale per individuare le famiglie più povere; anche qui il numero è stato chiuso a 330 ragazzi ai quali diamo tutto il necessario per andare a scuola (quaderni, biro…, grembiule, retta scolastica) e un pasto al giorno. Ne avremmo dovuto accogliere il doppio o il triplo se avessimo guardato le situazioni famigliari, ma il limite è dato dalla logistica e dai mezzi finanziari a disposizione. 

La gente è stremata dalla fatica, dagli stenti, dalle preoccupazioni quotidiane, dalla mancanza di lavoro, dall’insufficienza di cibo, dal non potersi curare come si deve; gli adulti si adattano a piccoli lavori, giornalieri mal pagati, pur di aver qualcosa da portare a casa; i giovani e i ragazzi sono abbandonati a stessi e imparano a procurarsi da soli il necessario con tutti i mezzi a loro disposizione entrando così nel giro delle bande per rubare, farsi agenti di droga, alcool o a prostituirsi (le ragazze in modo particolare).

Non bastassero le limitazioni del Covid19, quest’anno si è aggiunta la siccità, accompagnata da un calore opprimente: è già da tre anni che la pioggia non è sufficiente e la campagna non dà più i prodotti come prima. In questo periodo è desolante vedere le risaie secche con la terra spaccata da crepe enormi quando normalmente dovrebbero essere verdeggianti e pronte al primo raccolto.  Chi ha tentato di piantare il riso, ora si trova con steli senza spighe e deve attendere le piogge (che tardano ad arrivare) per farlo. La stessa cosa per il mais e altre coltivazioni.

La siccità colpisce anche per l’acqua da bere: il bacino fatto oltre ottant’anni fa per l’acqua potabile della città di Fianarantsoa (calcolato per 20.000 abitanti) ora è insufficiente sia perché gli abitanti sono circa 200.000, sia perché la pioggia è insufficiente.  L’Ente che si occupa dell’acqua ha messo nei quartieri della città dei grandi recipienti in plastica che riempiono con camion-cisterne che si riempiono dai fiumi (ridotti ormai a rigagnoli); chi vuole l’acqua pulita per bere deve rivolgersi a chi la trasporta in bidoni al prezzo di 1 € per 20 litri e sapendo che il salario della maggioranza degli operai è meno di 2 € per giorno saprete quanti la comprano.

Quest’anno abbiamo realizzato due progetti: una casa per i ragazzi di strada fu inaugurata in luglio scorso e i laboratori di produzione che verranno inaugurati il prossimo 17 dicembre.    

Nella casa dei ragazzi di strada sono già accolti quaranta cinque ragazzi, accompagnati da due famiglie di animatori che vivono completamente con loro; tutti i ragazzi sono inseriti a scuola: parecchi sono all’alfabetizzazione altri frequentano le elementari e tre frequentano il nostro Centro di Formazione al Lavoro.  Il progetto per i ragazzi di strada è stato pensato in tre fasi: una casa, un’educazione e un lavoro. Le prime due fasi sono state raggiunte, manca la terza “un lavoro” che permetta loro di vivere e che diviene una sicurezza di vita e un inserimento nella società pronti ad assumere le loro responsabilità ed impegno civico.  Nel recinto della loro casa abbiamo incominciato ad avviare dei piccoli lavori per autofinanziarsi come l’orto, allevamento di maiali, conigli e galline e ben presto anche una mucca da latte visto che proprio questa mattina ho ricevuto notizia che una signora di Torino mi ha mandato i soldi per comprarla, ci sono 1.000 m² di risaia da coltivare a riso, patate….

Abbiamo cominciato anche un’altra attività: quella del carbone ecologico; il carbone lo facciamo con ritagli di legno e truccioli della falegnameria, con rametti e arbusti raccolti nel bosco, con ogni genere di spazzatura essiccata (come bucce di banane), con il fondo delle fornaci a carbone (piccoli resti e polvere destinati a rimanere nel bosco), con le foglie, lo stelo e il torsolo del granoturco…

Il carbone viene polverizzato e mescolato, secondo percentuali consolidate, a polvere di manioca e argilla e poi confezionato in piccoli cilindretti come si fa con i salami.  Il carbone così fatto costa come l’altro carbone di legna, ma dà un calore più forte, dura di più, non sporca e non fa anidride carbonica; la gente se ne è accorta e viene a domandarlo. Stiamo aspettando che siano pronte le macchine (generosamente donate da amici) per fare una produzione più in grande.

La prossima settimana sarà una settimana piena di attività: venerdì, l’inaugurazione dei laboratori di produzione, sabato, il pranzo di Natale per 1.500 ragazzi più poveri provenienti dalle parrocchie della città e domenica, il ritiro in preparazione del Natale per i ragazzi e giovani dei villaggi dove i nostri giovani confratelli vanno a fare l’apostolato il sabato e la domenica (si arriverà anche qui a 1.500 presenze).

Non voglio lasciare passare sotto silenzio un avvenimento che mi riempie di gioia e di ringraziamento al Signore: il 17 dicembre celebrerò quarant’anni di vita missionaria.  La vita missionaria comporta molte difficoltà, sacrifici, lavoro, preoccupazioni…, ma è una vita piena di gioia. Se dovessi ritornare indietro, non cambierei per niente questa scelta di vita.

Ringraziate con me il Signore per tutte le grazie e la gioia che mi ha dato in questo periodo.

Siamo vicini al Natale: non ho doni da offrirvi, ma vi assicuro che vi ricordo nella preghiera perché il Signore ricompensi tutto quello che avete fatto e la missione.  Alla messa di mezza notte, o di Natale, ricordiamoci al Signore perché ci benedica e resti con noi in questo momento di comune trepidazione causata dal virus.

Vi abbraccio con affetto.

Don Bepi Miele

Gli auguri di suor Anna Maria Melzani

“Diversi dalla lingua e il colore della pelle, ma visti dallo spazio siamo uguali come stelle non c’è differenza, è solo apparenza”

Carissimi, questa frase scritta da una bambina e trovata, con altre letterine, nella raccolta che l’anno scorso, mentre ero in Italia, un gruppo di bambini hanno fatto per i nostri bimbi di Isiro mi ha molto colpito, per questo la riprendo e la faccio mia. La frase, anche se forse non è farina del suo sacco, ma ripresa e scritta da una bimba di 10 anni, mi commuove veramente. Spesso diciamo che i bimbi sono tutti uguali ed è vero, è solo il colore della pelle e la lingua che cambiano. “Visti dallo spazio siamo uguali come stelle… la differenza è solo apparenza”. È meraviglioso! Così ci ha pensati e creati Dio. Visti nell’ottica di Dio siamo Tutti Uguali. Noi lo constatiamo ogni giorno guardando la folla di bambini che ci circonda. La sola differenza sta nel fatto che sono nati qui e non altrove e forse meno fortunati di altri. Non per questo mancano di gioia, anzi un piccolo gesto, un piccolo dono, anche una caramella, li fa esplodere di gioia che esternano con la danza.

Vorrei con questa mia ringraziare tutti i bambini che all’Epifania di gennaio 2021, hanno fatto la raccolta per noi e non solo loro voglio ringraziare, ma quanti si sono uniti a loro per “arrotondare la cifra”, grazie di cuore. E penso a voi Amici di Salzano che continuate ad aiutarci con la vostra raccolta del “fero vecio”. L’Emmanuele-Dio-noi, che attendiamo a giorni, saprà ricompensare tutti con la sua pace, quella profonda del cuore di cui tutti abbiamo bisogno soprattutto, in questo momento della nostra storia.

Il 28 dicembre festa dei S. Innocenti, quando i nostri bimbi verranno in parrocchia, accompagnati dalle rispettive Mamme Catechiste, con i loro piccoli presepi fabbricati da loro stessi, la loro gioia sarà al colmo quando riceveranno ognuno un piccolo sacchetto contenente 10 caramelle e qualche altro piccolo dono che abbiamo preparato, con i vostri risparmi, anche per i bimbi dei villaggi appartenenti alla parrocchia. Lungo il corso del nuovo anno che sta per iniziare avremo ancora altre occasioni per condividere con loro quanto ci avete donato. Con i bimbi c’è anche il Natale dei poveri. Qualche foto e dei bimbi e dei poveri per dirvi il loro grazie, la loro meraviglia e la loro gioia. Ma c’è anche l’aiuto dato agli studenti, con il vostro sostegno. Per tutto questo e altro ancora vi dico: GRAZIE!!!

Qui dove sono io siamo abbastanza tranquilli per il momento, si vive alla giornata, con la certezza che il Signore non ci lascia soli. La sua protezione la sperimentiamo giorno dopo giorno. Invece, la situazione all’Est del paese è purtroppo ancora molto, molto precaria e tesa. Ci affidiamo anche alle vostre preghiere. I massacri, i rapimenti, i regolamenti dei conti, la ricerca di organi umani da vendere, le ricchezze da sfruttare, continuano inosservati e inascoltati dalle autorità del Paese. In questo tempo di avvento le letture proposte dalla liturgia ci parlano di Pazienza, Ia pazienza di Dio che dà a tutti il tempo per “cambiare vita”. Che il Signore aiuti anche noi a un vero salto di qualità, per aprire e disporre il nostro cuore ad accoglierlo, nei bimbi, nei poveri, negli avvenimenti di ogni giorno e… quando busserà alla nostra porta. Ancora il mio grazie sincero a nome di tutte queste persone che possiamo chiamare “i poveri di Yavhé”.

Auguro a tutti un lieto e santo Natale e che possiamo sentire la vicinanza del Dio con noi e gustare in profondità la pace e la gioia vera. Una pioggia di benedizioni scenda su ciascuno di voi, grandi e piccoli, sulle vostre famiglie, soprattutto su quelle che hanno delle grosse sofferenze, o croci, da portare. Gesù il cui nome significa Dio-salva, alleggerisca le pene di chi più soffre. Noi preghiamo spesso per i nostri benefattori. Come Elisabetta che benedice Maria, nella visitazione, perché le porta Gesù, anch’io a tutti coloro che mi hanno aiutata, accolta, ascoltata, che ho incontrato sul mio cammino, che mi hanno aiutata a rialzarmi, dico: “che tu sia benedetto/a”. È l’augurio più bello che posso fare a tutti. Buon Natale e Buon Anno di ”grazia” per tutti spero, anche a nome della mia comunità che ringrazia e augura di cuore ogni bene per tutti. Unione di preghiere. Un abbraccio.

Sr Anna Maria Melzani,missionaria Comboniana in RDCongo


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GESÙ CHE NASCE
SI PRENDE CURA DI NOI

Nel prendersi cura dell’altro c’è tutto il mistero del Natale, del Dio che si è fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini. Gesù con la sua povertà, con la sua sete di verità, con il suo stile di condivisione con gli ultimi, si prende cura di ciascuno di noi.

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