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Mi sento missionaria e questo mi rende felice

“Mi sento missionaria e questo mi rende felice.
Nella tua mano, o mio Signore, mi sento strumento di bene”.

Carissimi,

mi faccio presente con qualche notizia perché possiate localizzarmi meglio. Per vincere l’inerzia, le chiusure, le paure, le domande senza risposta di questa destabilizzante pandemia, ho pensato di riallacciare e riprendere i contatti con molte persone, con le quali, dovuto alla situazione non ci sentivamo più, o quasi più. Sono alla capitale, in casa provinciale, dal 9 marzo scorso 2020. Avevo lasciato la mia nuova missione di Isiro, diretta in Italia per le vacanze ma sono rimasta bloccata qui, a Kinshasa alla capitale, causa, coronavirus. Come tutti anche noi siamo confinate in casa, le attività sospese e quindi senza contatti diretti con la gente o molto pochi; motivo di sofferenza per tutti: per noi e per loro. Sono in attesa che aprano le frontiere e gli aeroporti per poter riprendere il mio “volo”, interrotto quattro mesi fa.

Ai primi allarmi della pandemia è stata isolata la capitale dal resto del paese, non ci sono più stati voli né dalla capitale all’interno, né dall’interno alla capitale, né da Kinshasa verso altri paesi. Il numero elevato di contagiati è qui alla capitale e per evitare la propagazione hanno chiuso l’aeroporto. Non sappiamo ancora quando si riaprirà, la gente purtroppo comincia a sentire la fame, con queste restrizioni non si possono muovere liberamente per andare a fare provviste o andare nei campi. Alla già precaria situazione sanitaria si aggiunge l’ebola che continua a fare capolino qua e la, il colera e una situazione politica caotica in questi ultimi giorni che destabilizza. Gruppi di ribelli continuano a fare stragi nella provincia del Kivu e qui alla capitale le uccisioni e arresti arbitrari di persone, sparizioni di altre, sono moneta corrente, è l’insicurezza totale. Ci si aspetta che qualcosa scoppi da un momento all’altro, se non si prendono provvedimenti. Lo spauracchio della balcanizzazione è là, davanti agli occhi di tutti. A questo scopo lavorano indisturbati i gruppi armati nel Kivu, creando caos e destabilizzando. Tutte le manifestazioni/marce pacifiche per chiedere il rispetto della costituzione, libertà di parola, rispetto dei diritti umani, l’integrità nazionale, ecc sono soffocate nel sangue. Sei morti anche la settimana scorsa. Tutto ciò pesa enormemente sulla situazione già molto precaria. Ci si chiede fino a quando la gente riuscirà a sopportare in silenzio.

Qui non hanno ancora riaperto le Chiese e luoghi di culto. Molte persone ne soffrono, noi comprese. Ci sono persone anziane che la domenica mattina presto si portano vicino alla Chiesa e si siedono per terra, pregano in silenzio come se andassero a Messa, è l’ora della Messa. Fanno molta tenerezza. È un modo come un altro per esprimere la loro fede. Sono certa che il Signore ascolterà le preghiere di questi “poveri di Yahwe” e qualcosa cambierà. 

Siamo qui un piccolo gruppo che aspettiamo il volo: consorelle, confratelli, laici, alcuni hanno problemi di salute, rientrano per cure mediche. Anche a noi serve la PAZIENZA del seminatore e dell’agricoltore come i vangeli di queste ultime domeniche ci ricordano e non solo pazienza ma SGUARDO SERENO come quello di Dio che sa cogliere il positivo, sempre e ovunque, anche se cresce la zizzania in mezzo al grano e li lascia crescere insieme, che sa scrivere diritto, sulle linee storte, che ci dà sempre SPERANZA in un futuro migliore.

I sentimenti che mi abitano in questo momento sono sentimenti di RICONOSCENZA al Signore per questi anni di missione: “Mi sento missionaria e questo mi rende felice. Nelle tue mani, Signore, mi sento strumento di bene”, nonostante l’inattività di questo momento.

L’augurio che faccio a voi e a me, lo prendo dalla liturgia di questa mattina: “Ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,6-8). GIUSTIZIA, BONTÀ, UMILTÀ seguendo i suoi passi, le sue orme, che ci aiuti a realizzare tutto questo nella gioia e semplicità di cuore!

Chiediamo al Signore la capacità di saper vedere i germogli di un mondo e una terra nuovi, al di là delle apparenze. Ho l’impressione che in questo momento particolare siamo chiamati, come missionari, ad essere “PONTI”: Resistere e restare sempre saldi, fedeli. Il valore e la ragione d’essere di un ponte è di esserci e di servire le due rive, solido come una roccia. Il ponte si appoggia fortemente sulle due rive, non appartiene né all’una né all’altra, accetta di dipendere da tutte e due al fine di metterle in contatto tra di loro, senza pretendere ringraziamenti. È solo un luogo di PASSAGGIO: si passa e lo si dimentica. Il suo scopo è solo quello di essere lì. Questa è un po’ il significato del nostro essere missionari. Unione di preghiere e… speriamo di vederci o risentirci, presto. 

Sr Anna Maria Melzani

Kinshasa, 20 luglio 2020


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