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#03: Da Salzano al… Libano

PARTIRE PER SCOPRIRSI FRATELLI NELLA SOFFERENZA E NELLA GIOIA

La vita ci chiama, tutti, a fare scelte di coraggio, scelte di responsabilità. Talvolta ci chiede di fermarci: a riflettere, a tendere la mano al fratello o alla sorella accanto; e perché no, di riposarci. Talvolta ci invita al contrario a partire, lasciando i porti sicuri per andare verso sfide per nulla facili da definire, con la fatica di dover ricominciando spesso da capo.

Il mio nome è Stefano Meneghello, sono un giovane di 26 anni della nostra comunità di Salzano, al momento in Libano, nella città di Zahle più precisamente, nella valle della Bequaa, prossimo al confine con la Siria. Un esperienza iniziata a fine del mese di ottobre scorso con l’ONG Medici Senza Frontiere e dettata da un desiderio di voglia di giustizia, di uguaglianza e dal bisogno di assumersi responsabilità di fronte al nostro mondo. Lo stesso desiderio che mi portò in Ciad nell’ottobre di tre anni fa come volontario nella missione della nostra diocesi di Treviso.

Fare parte di una comunità del resto riengo sia strettamente legata a questo sentimento di responsabilità. L’espressione stessa, comunità, deriva dal latino communitas, parola composta da cum e munus: dove munus sta a significare un’unione, ma è il cum che rende la relazione comunitaria come un “dare-darsi” e quindi ne riconduce il senso alla reciprocità dell’obbligo donativo.

Reciprocità che per questioni di comodo si tende troppo spesso a dimenticare, sempre pronti a pretendere dalla comunità qualcosa e allo stesso tempo pronti a presentare scuse nel momento in cui è la comunità stessa a chiamare. Sian ben detto, tali difficoltà sono le medesime che si incontrano in Italia, così come in Ciad e in Libano. Nel Libano stesso infatti, dove il dialogo interreligioso è una delle caratteristiche di questa terra in cui Cristiani Maroniti, Mussulmani Sunniti Sciiti e Druzi convivono da generazioni, l’equilibrio politico e comunitario è una questione delicata. La diversità nella confessione infatti influenza fortemente la vita comunitaria, con barriere più o meno sottili che tuttavia è importante conoscere e rispettare.

Il viaggiare mi sta aiutando così a comprendere e definire meglio il bisogno e il senso di comunità, di darsi reciprocamente. Di partecipare alle gioie e alla sofferenza del nostro prossimo. Ovunque ci si trovi. Un sentimento di compassione che, nel suo senso autentico, è la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio. Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche – e soprattutto – di gioia vitale, e di entusiasmo. Che ti induce a partire ancora, trovando sempre nuove occasioni di incontri e di creare comunità.

Nostro dovere è il cercare la propria strada con energia e coraggio. A costo di sbagliare. Anzi, ben venga lo sbaglio come maestro per le nostre prossime scelte. Facendo delle scelte, talvolta con quel giusto pizzico di sana follia. Bisogna aver il coraggio di uscire da schemi pre-imposti, accettare di “andare controcorrente” e di sentirsi stranieri ed estraniati.

Per riscoprire poi infine il sentimento di fratellanza che ci lega tutti, e ritrovare coraggio. Coraggio di essere felici.

Con affetto,
Stefano Meneghello

Abbiamo il coraggio di uscire da schemi pre-imposti, di “andare controcorrente” e di sentirci stranieri ed estraniati.


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