Home Da Salzano a #02: Da Salzano a… Derry e Bruxelles

#02: Da Salzano a… Derry e Bruxelles

DON’T STOP ME NOW

Il 2017 per me è stato l’anno della scoperta. Il viaggio come fuga ed esplorazione, un tuffo nell’ignoto in solitaria. Non potevo sapere che l’oceano che mi avrebbe inghiottito non mi avrebbe più lasciato.
L’Oceano Atlantico per la precisione.

Grazie al progetto Garanzia Giovani della Regione Veneto nell’aprile dello scorso anno son stato catapultato infatti in Nord Irlanda per 5 mesi. Tra scenari naturalistici incantevoli, pecore e capre a più non posso, distese di prati verdi infiniti e fiumi di birra, letteralmente, ho iniziato ad assaporare, scoprire e conoscere il bello del viaggiare.
Quando si esce dal proprio orticello, da soli, per una bella fetta di tempo, si scopre appunto che c’è dell’altro, molto altro da conoscere. Persone da incontrare, luoghi, e non solo, di cui innamorarsi.

Il viaggio di Nicola Pavan (ogni tanto piace chiamarmi in terza persona, a voi no? Inoltre non trovavo il modo per presentarmi) è iniziato poco dopo la laurea triennale in Comunicazione a Verona, tanta indecisione su cosa fare poi, troppi sogni nel cassetto e molta voglia di staccare la spina da tutto, ed ecco tra le mani che mi capita l’occasione perfetta, Derry.
Derry, in Irlanda del Nord, è una piccola cittadina molto vicina al confine con la Repubblica d’Irlanda, ricca di parchi, chiese, storia e immancabili e tipici pub. Sotto il dominio inglese, in questo contesto si respira forte l’aria e la voglia di indipendenza, un distacco dalla Regina che ha solo sfiorato quei territori. Una crepa passata pochi chilometri più in là.

Questo contrasto viene poi assorbito e trasposto nella cittadinanza anche come intolleranza religiosa tra cattolici e protestanti, questi ultimi sono infatti mal visti dalla maggior parte della popolazione che è cattolica (siamo pur sempre in Irlanda). Un assaggio di questo astio lo presenta da subito il nome della città: Londonderry per i protestanti e Derry per i cattolici, non è così difficile trovare per strada infatti insegne della prima cancellate per metà. Nel paesino sono inoltre presenti due cattedrali appartenenti una ad un ramo e una all’altro del cristianesimo: cattedrale di Sant’Eugenio e cattedrale di San Colomba.

I contrasti maggiori, fomentati dall’IRA, partono dagli anni ’50 e arrivano fino ai ’90. Da menzionare nei Troubles (“problemi”, in inglese), il Bloody Sunday, la Domenica di sangue nel 1972 durante la quale in una marcia dei cittadini, un gruppo di soldati inglesi, provocati da dei ragazzini che scagliarono delle pietre, ha iniziato a sparare con armi da fuoco sulla folla, provocando 14 morti e ferendone un’altra decina.
Questo massacro, che ha avuto le strade di Derry come teatro di scontro, è tuttora molto discusso e commemorato, contribuendo anche a rendere la città meta di numerosi turisti e curiosi. Sono lì presenti infatti: un museo, diversi memoriali per le vittime, molti murales che ricordano gli anni del conflitto armato e impossibile da trascurare la famosa scritta appostata proprio all’entrata della città You are now entering Free Derry, Stai entrando nella Derry Libera, una sezione della città che dal ’69 al ’72 era stata chiusa alle autorità britanniche e controllata dai cittadini nordirlandesi.

Malgrado questa sfaccettatura storica e religiosa alquanto discutibile, il paesaggio e il clima irlandese sono qualcosa di unico, con scogliere infinite e un’immersione nella natura che conduce alla pace dei sensi. L’esperienza all’estero dell’anno scorso, mi ha colpito così profondamente che questo, che è sulla fase conclusiva, mi ha portato a vivere per 2 mesi a Bruxelles e a intraprendere numerosi viaggi, alcuni brevi altri più lunghi, in Germania, dove attualmente studia la mia ragazza.

Mi trovo ora a incoraggiare e a lasciarsi trasportare decine di ragazzi nel vivere delle esperienze “fuori bordo”, le quali fanno crescere e permettono di aprire gli occhi. Sbattere contro i limiti del luogo in cui si vive e cercare di prendere spunto da altri vissuti in prima persona. O al contrario ritenersi fortunati per ciò che si ha e si vive (la buona pizza manca sempre tanto, ovunque).
Un luogo aperto, alle culture, è sicuramente meglio di uno chiuso, lì l’orizzonte non ha confini. Non ho nessuna voglia di fermarmi. Don’t stop me now.

Con affetto,
Nicola Pavan

Non ho nessuna voglia di fermarmi. Don’t stop me now!


Condividi questo articolo.