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“Mi sento missionaria e questo mi rende felice.
Nella tua mano, o mio Signore, mi sento strumento di bene”.

Carissimi,

mi faccio presente con qualche notizia perché possiate localizzarmi meglio. Per vincere l’inerzia, le chiusure, le paure, le domande senza risposta di questa destabilizzante pandemia, ho pensato di riallacciare e riprendere i contatti con molte persone, con le quali, dovuto alla situazione non ci sentivamo più, o quasi più. Sono alla capitale, in casa provinciale, dal 9 marzo scorso 2020. Avevo lasciato la mia nuova missione di Isiro, diretta in Italia per le vacanze ma sono rimasta bloccata qui, a Kinshasa alla capitale, causa, coronavirus. Come tutti anche noi siamo confinate in casa, le attività sospese e quindi senza contatti diretti con la gente o molto pochi; motivo di sofferenza per tutti: per noi e per loro. Sono in attesa che aprano le frontiere e gli aeroporti per poter riprendere il mio “volo”, interrotto quattro mesi fa.

Ai primi allarmi della pandemia è stata isolata la capitale dal resto del paese, non ci sono più stati voli né dalla capitale all’interno, né dall’interno alla capitale, né da Kinshasa verso altri paesi. Il numero elevato di contagiati è qui alla capitale e per evitare la propagazione hanno chiuso l’aeroporto. Non sappiamo ancora quando si riaprirà, la gente purtroppo comincia a sentire la fame, con queste restrizioni non si possono muovere liberamente per andare a fare provviste o andare nei campi. Alla già precaria situazione sanitaria si aggiunge l’ebola che continua a fare capolino qua e la, il colera e una situazione politica caotica in questi ultimi giorni che destabilizza. Gruppi di ribelli continuano a fare stragi nella provincia del Kivu e qui alla capitale le uccisioni e arresti arbitrari di persone, sparizioni di altre, sono moneta corrente, è l’insicurezza totale. Ci si aspetta che qualcosa scoppi da un momento all’altro, se non si prendono provvedimenti. Lo spauracchio della balcanizzazione è là, davanti agli occhi di tutti. A questo scopo lavorano indisturbati i gruppi armati nel Kivu, creando caos e destabilizzando. Tutte le manifestazioni/marce pacifiche per chiedere il rispetto della costituzione, libertà di parola, rispetto dei diritti umani, l’integrità nazionale, ecc sono soffocate nel sangue. Sei morti anche la settimana scorsa. Tutto ciò pesa enormemente sulla situazione già molto precaria. Ci si chiede fino a quando la gente riuscirà a sopportare in silenzio.

Qui non hanno ancora riaperto le Chiese e luoghi di culto. Molte persone ne soffrono, noi comprese. Ci sono persone anziane che la domenica mattina presto si portano vicino alla Chiesa e si siedono per terra, pregano in silenzio come se andassero a Messa, è l’ora della Messa. Fanno molta tenerezza. È un modo come un altro per esprimere la loro fede. Sono certa che il Signore ascolterà le preghiere di questi “poveri di Yahwe” e qualcosa cambierà. 

Siamo qui un piccolo gruppo che aspettiamo il volo: consorelle, confratelli, laici, alcuni hanno problemi di salute, rientrano per cure mediche. Anche a noi serve la PAZIENZA del seminatore e dell’agricoltore come i vangeli di queste ultime domeniche ci ricordano e non solo pazienza ma SGUARDO SERENO come quello di Dio che sa cogliere il positivo, sempre e ovunque, anche se cresce la zizzania in mezzo al grano e li lascia crescere insieme, che sa scrivere diritto, sulle linee storte, che ci dà sempre SPERANZA in un futuro migliore.

I sentimenti che mi abitano in questo momento sono sentimenti di RICONOSCENZA al Signore per questi anni di missione: “Mi sento missionaria e questo mi rende felice. Nelle tue mani, Signore, mi sento strumento di bene”, nonostante l’inattività di questo momento.

L’augurio che faccio a voi e a me, lo prendo dalla liturgia di questa mattina: “Ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,6-8). GIUSTIZIA, BONTÀ, UMILTÀ seguendo i suoi passi, le sue orme, che ci aiuti a realizzare tutto questo nella gioia e semplicità di cuore!

Chiediamo al Signore la capacità di saper vedere i germogli di un mondo e una terra nuovi, al di là delle apparenze. Ho l’impressione che in questo momento particolare siamo chiamati, come missionari, ad essere “PONTI”: Resistere e restare sempre saldi, fedeli. Il valore e la ragione d’essere di un ponte è di esserci e di servire le due rive, solido come una roccia. Il ponte si appoggia fortemente sulle due rive, non appartiene né all’una né all’altra, accetta di dipendere da tutte e due al fine di metterle in contatto tra di loro, senza pretendere ringraziamenti. È solo un luogo di PASSAGGIO: si passa e lo si dimentica. Il suo scopo è solo quello di essere lì. Questa è un po’ il significato del nostro essere missionari. Unione di preghiere e… speriamo di vederci o risentirci, presto. 

Sr Anna Maria Melzani

Kinshasa, 20 luglio 2020


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Addis Abeba, 7 giugno, 2020.

Carissimi tutti, Buona Festa della Trinità, anche se ormai a fine giornata. Per noi oggi è stata la Pentecoste, perchè siamo una settimana indietro liturgicamente. Congratulazioni per essere entrati nella Fase 3 per cui siete liberi di “scorrazzare” dovunque senza quella rottura di autocertificazione. Immagino la vostra gioia! Siete stati bravi: ve la meritate! Vi raggiungo per mandarvi un aggiornamento sulla situazione COVID-19.

Noi siamo ancora in lockdown. Grazie a Dio, dentro il recinto di Bosco Children, siamo finora tutti sani ma dobbiamo aumentare le norme di sicurezza perché il virus sta prendendo velocità di propagazione, specialmente ad Addi Abeba. Con i tamponi che si fanno (6000-6500 al giorno) si scoprono 150-200 casi di contagio giornalieri. In questo bisogna dire che il Governo è serio e lavora bene. In due o tre settimane da 120 contagiati e 4 decessi, siamo arrivati a 2020 contagiati e 27 decessi. Manca ancora la responsabilità individuale della gente: molti si spostano ancora senza mascherina e non tengono le dovute distanze fisiche. La polizia ha cominciato ad arrestare e a multare gli irresponsabili. Ha poi isolato una zona rossa nel mercato di Addis Abeba. È quella la zona più a rischio. Nessuno può uscire o entrare in quella zona cordonata dalla polizia. Il cibo viene portato a casa da persone ben protette.

Noi, come comunità, stiamo aiutando migliaia di ragazzi di strada che sono stati raccolti dalla strada dalla Polizia Federale e messi in Centri di assistenza. Con le offerte che ci arrivano dall’Italia o da Organizzazioni Caritatevoli, tramite il nostro autista compriamo e portiamo cibo, materiale sanitario in quei Centri dove sono raccolti i ragazzi di strada e altri poveri. Il nostro motto: svuotare al più presto i magazzini affinché la provvidenza ce li riempia di nuovo. Vi chiediamo una preghierina affinché rimaniamo tutti sani e possiamo aiutare più gente possibile a superare questa grande prova.

Un forte abbraccio e una Benedizione speciale.

Grazie per la vostra Amicizia e Solidarietà.

Don Angelo
e i nostri meravigliosi Monelli Buoni.


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Dall’inizio dell’anno, più di 300 persone sono morte a causa delle violenze in corso nella provincia di Ituri. Solamente tra aprile e maggio, l’agenzia Onu ha ricevuto più di 100 denunce di gravi violazioni dei diritti dei bambini. Sono oltre 200mila le persone, per la maggior parte bambini, fuggite dall’inizio dell’anno a causa dell’intensificarsi delle violenze nella provincia di Ituri – Repubblica del Congo orientale. Tante le vittime come nell’attentato che il 3 giugno ha ucciso 16 persone, tra cui cinque giovanisotto i 15 anni.

“Condanniamo con la massima fermezza questo attacco a bambini innocenti – ha dichiarato Edouard Beigbeder, rappresentante del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia nella RDC –  Non dovrebbero mai pagare il prezzo di tali spregevoli atti di violenza. Chiediamo a tutte le parti – ha proseguito nel comunicato – di rispettare i diritti delle donne e dei bambini”.

Una violenza senza pari.

Secondo i rapporti verificati dall’Onu, l’attacco ha avuto luogo a Moussa, un villaggio nella zona di Djugu, a nord della capitale dell’Ituri, Bunia. Le 16 persone sono ritornate e sono state uccise da colpi d’arma da fuoco e coltelli. Di conseguenza, decine di persone sono fuggite da Moussa e si sono rifugiate nei villaggi vicini. Più di 300 persone sono morte a causa delle violenze in corso nella provincia di Ituri dall’inizio dell’anno. Solo tra aprile e maggio, l’Unicef ha ricevuto più di 100 denunce di gravi violazioni dei diritti dei bambini, come stupri, uccisioni e mutilazioni, attacchi a scuole e centri sanitari.

Il mese scorso l’Unicef ha avvertito che la situazione della sicurezza nell’Ituri si sta deteriorando rapidamente e ha invitato la comunità internazionale e il governo della RDC ad agire rapidamente per evitare una crisi che sradicherà con la forza e metterà in pericolo un numero ancora maggiore di bambini. Oltre 200.000 persone, per la maggior parte bambini, sono fuggite dall’inizio dell’anno, a causa dell’intensificarsi delle violenze nelle zone di Djugu, Mahagi e Irumu nella provincia di Ituri. Hanno cercato rifugio nelle comunità ospitanti e nei siti per sfollati estremamente sovraffollati a Bunia, la capitale, e nei dintorni.

Suor Annamaria Melzani,
missionaria in repubblica democratica del Congo.


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L’augurio di Padre Massimo Bolgan

Ieri mattina ho preso la macchina per andare a visitare Sila, un mio caro catechista della mia ex missione di Fang, ricoverato in ospedale da una settimana dopo che ha iniziato a perdere la memoria e a far fatica a parlare. È ancora giovane e ha una bella famiglia numerosa con cinque bambini. Due giorni fa è stato operato alla testa per togliergli un grumo di sangue e ieri appunto volevo andare da lui, anche se non era ancora cosciente, per fargli sentire comunque la mia vicinanza. Dopo solo mezz’ora di strada però ho trovato delle barriere di cemento che bloccavano il percorso con sopra un cartello che faceva riferimento al Coronavirus. Qui in Thailandia non siamo ancora costretti in casa come in Italia, e speravo veramente di poter arrivare fino all’ospedale, ma sono dovuto tornare indietro. Questo è niente se penso ai mille casi di familiari costretti a morire lontani dai propri cari, senza neppure la possibilità di ricevere l’ultimo saluto, l’ultima carezza… e questo da noi in Italia. È un dolore “nuovo”, che mai avremmo immaginato di provare: non poter star vicino alle persone che amiamo nel momento della sofferenza, nel momento in cui hanno bisogno anco più della nostra presenza…

E in questo periodo di Pasqua mi piace pensare che anche Dio ha vissuto questa sofferenza non potendoci abbracciare per via del nostro peccato. E proprio per questo ha mandato suo figlio, per togliere tutte le barriere di cemento che ci impediscono di arrivare a Lui.

Questa tremenda situazione sicuramente finirà e spero con tutto il cuore che ci faccia sorgere il desiderio di gustare fino in fondo anche solo una semplice stretta di mano di chi ci sta vicino, chiunque esso sia.

Padre Massimo Bolgan


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Il messaggio di don Giuseppe Miele

Pasqua 2020

Amici carissimi,
leggendo la Bibbia sappiamo come, nei momenti difficili di sofferenza e di peccato, il popolo ebreo si “ricordi” del suo Dio e si “rivolga” a Lui con fiducia, sicuro della sua misericordia e della sua compassione.

Anche noi stiamo vivendo questa esperienza: un piccolo virus ci ha mortificati, noi che ci sentivamo grandi e capaci di tutto; ci fa paura perché non lo sappiamo affrontare e sconfiggere… Stiamo sperimentando quanto siamo fragili e come Dio sia ancora il punto di riferimento nella nostra vita; non ci resta che rivolgerci a Lui e chiederGli la grazia di essere “salvati” e “liberati”. Non sentitevi soli! Prego perché la Vergine Ausiliatrice ci sostenga, ci doni speranza e fiducia.

Non vi nascondo la mia preoccupazione per la gente del Madagascar. Ufficialmente sono stati individuati tre casi e tutto è bloccato: riunioni, scuola, messe, feste, la capitale e una grande città con il porto…  

Se malauguratamente non si riesce subito a controllarlo, il virus si propagherebbe in modo da essere in sua balia: non ci sono ospedali, medici, medicine, luoghi organizzati per quarantena o isolamento; e poi mi domando come fanno i malgasci a chiudersi in casa -in quei 8 m² dove vivono 6/7 persone-  e come posso stare in casa se riescono a trovare sì e no il necessario per vivere giorno per giorno?  Sono obbligati ad andare a cercarlo!

Stiamo vivendo un momento difficile: avviciniamoci al Signore e preghiamolo…… Il nostro impegno per i ragazzi non si ferma neanche di fronte al Coronavirus: tutti gli impegni presi vanno avanti e si realizzano poco alla volta.

In una lettera precedente vi parlavo di un progetto per dare lavoro ai giovani con la costruzione di ateliers di produzione che possano formare i giovani in operai specializzati e capaci. Ebbene, dopo la presentazione del progetto a un Ente spagnolo -finalmente dopo tre anni- ha risposto e abbiamo cominciato a fare la costruzione dei laboratori che saranno pronti per l’inizio del prossimo anno scolastico.  Mi è piaciuto un passaggio del discorso di papa Francesco al governo e ai politici malgasci in occasione del suo passaggio nello scorso settembre; esortava alla creazione di posti di lavoro per i giovani e per la gente perché solo attraverso il lavoro c’è lo sviluppo dell’uomo e del Paese, solo attraverso il lavoro si dà all’uomo la possibilità di realizzarsi e di crearsi una vita degna del suo essere uomo e di vivere in serenità.

Con questa iniziativa sono completamente in accordo col papa: una cinquantina di giovani saranno ingaggiati per uno/due anni in un lavoro i cui frutti serviranno per sostenere il Centro di Formazione al Lavoro e il progetto di re-inserzione scolastica per circa. Daremo anche una formazione perché questi giovani possano avviare piccole imprese o cooperative. Il progetto non è ancora del tutto a posto: sto cercando i mezzi per fornire i laboratori di macchine e attrezzature perché i giovani possano lavorare, in particolare il settore “muratura e fabbricazione manufatti in cemento vibrato” ha bisogno di attrezzatura; alcuni amici italiani hanno promesso di interessarsi e sto aspettando…

Un’altra iniziativa riguarda i “ragazzi della strada”: un organismo tedesco ci aiuta a comprare 3.000 m² di terreno e a costruire una “casa-famiglia” per loro.  Sono una trentina che siamo riusciti a… strappare dalla strada (dove avevano fatto loro dimora e dove vivevano di “espedienti” per racimolare un po’ di denaro o di cibo) per inserirli nel progetto di recupero per i bambini e a scuola; una decina di loro sono apprendisti nel nostro Centro di Formazione al Lavoro e danno buone speranze per il loro futuro. Stiamo incominciando i lavori di questa “casa-famiglia” e speriamo di arrivare alla conclusione per l’inizio del prossimo anno scolastico. Nella costruzione ci sono anche due appartamentini per le famiglie degli animatori che vivranno con loro. Delle altre attività non ve ne parlo più perché le conoscete già: continuano per migliorare la formazione dei giovani nell’apprendimento di un mestiere. Gli allevamenti procedono con alti e bassi, ma sempre in progressione. Man mano che si avanza si vedono sempre cose nuove da fare per migliorare la produzione.

Non so se ce la farò a realizzare tutto quello che mi frulla per la testa; quello che so è che tante idee che all’inizio sembravano impossibili per mancanza di denaro e mancanza di volontà politica di coloro che mi attorniano, poco alla volta e con caparbietà sono riuscito a realizzarle.  

In questo periodo sto contattando i vari venditori di riso per fare lo stock per tutto l’anno; quello dello scorso anno sta terminando, ma ha saziato tutti i ragazzi del nostro progetto. La previsione per 50 tonnellate è di circa 13 mila euro; la provvidenza me ne ha già fatto arrivare 5.500, gli altri me li farà arrivare, forse anche tramite… voi! Ci spero!

Un’altra attività che stiamo facendo con i ragazzi è quello di fare i documenti di nascita cosa che i genitori non hanno fatto: 18 ragazzi da 1 a 17 anni hanno ricevuto il certificato di nascita e diventano ‘cittadini’ con diritti e doveri; tra i diritti c’è anche quello di poter frequentare la scuola pubblica.

Un giorno, leggendo il giornale, mi sono trovato di fronte a un’inchiesta della Banca mondiale sullo stato della scuola in Madagascar; il titolo era: “il 97% dei ragazzi di età inferiore a dieci anni non sanno né leggere né scrivere”. Sono restato agghiacciato, ma leggendo e riflettendo sui ragazzi di cui ci occupiamo, mi sono trovato d’accordo con quell’inchiesta.  È una tragedia che mi spinge ancor più a occuparmi dei più piccoli e poveri!!!

Siamo incamminati verso la Pasqua: una festa che è preceduta dalla “via crucis” e dalla passione; lo stiamo sperimentando attraverso un virus che semina paura e che fa soffrire. Viviamo questo momento vicini a Gesù che ha scelto di soffrire e morire per salvarci: il suo esempio ci porti ad accogliere e offrire la nostra sofferenza per la conversione e la salvezza nostra e del mondo intero.

Con Gesù si ha sempre da guadagnare e niente da perdere: fidiamoci!!

Vi assicuro la mia e quella dei miei ragazzi preghiera per chiedere all’Ausiliatrice quello di cui ognuno a più bisogno in questo tempo. Vi chiedo un’Ave Maria per me e per questa povera gente che a causa del virus dovrà molto soffrire e, Dio non voglia, morire.

Buona Pasqua a tutti e a ciascuno.

Don Giuseppe Miele


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La lettera di don Angelo Regazzo

Addis Abeba (Etiopia),
Pasqua di Risurrezione, 12/04/20

Amici tutti del Ferro Vecio e della Comunità di Salzano,
Buona Pasqua 2020. Una volta si diceva: “Natale con i tuoi” e “Pasqua con chi vuoi”. Ma questo antipatico COVID-19 ha cambiato pure questa bella tradizione… Beh, non tutti i mali vengono per nuocere perché in questa situazione stiamo imparando che in tutte le grandi feste dobbiamo dare precedenza alla famiglia. Spero che tutti voi stiate bene. Ho saputo che qualcuno di noi è stato visitato da quell’antipatico virus che ci ha portato via qualche persona cara impedendoci addirittura di tenere la sua mano quando ci ha lasciato. Mi dispiace tanto e ogni mattina nella Messa della comunità preghiamo per le vittime del Coronavirus.

Noi tutti, Salesiani, ragazzi, operatori sociali e guardiani finora stiamo bene. Come già vi ho detto, appena le Autorità fecero chiudere le scuole, noi, Salesiani e ragazzi, ci siamo trincerati nel nostro recinto, prendendo precauzioni ferree per impedire il contagio e finora ci siamo riusciti. Confidiamo molto nella protezione di Maria e di S. Madre Teresa di Calcutta verso cui abbiamo una devozione speciale. Fuori dal recinto purtroppo non vediamo la gente mantenere le distanze di sicurezza o mettersi la mascherina. I casi di contagio in Etiopia confermati sono circa una sessantina e già ci sono stati i primi tre morti tra i contagiati. Qualche Provincia, come il Tigray, è riuscita ad obbligare la gente a chiudere tutto e a stare a casa. Il Governatore di Addis Abeba invece ha detto subito che è quasi impossibile fare la stessa cosa per i 10 milioni della Capitale, perché bloccare la gente in casa vorrebbe dire farla morire di fame. Tragiche alternative per quasi tutta l’Africa dove la gente si inventa la sopravvivenza alla giornata. Quindi con Fede diciamo alla Provvidenza: “Pensaci Tu”. In caso di bisogno noi siamo pronti a mettere a disposizione la nostra grande Sala-Multi-Uso (1200 posti a sedere) che potrebbe servire come un piccolo ospedale. Già abbiamo cominciato ad assistere la gente con la distribuzione di acqua potabile con i nostri due pozzi. Metteremo poi a servizio le nostre macchine se ce ne fosse di bisogno.

Con l’aiuto di Nuovo Fiore in Africa, Riccardo Braglia di Lugano, stiamo aiutando migliaia di ragazzi/e di strada che il Governo ha raccolto in grandi recinti. Abbiamo comperato 200 litri di alcohol, 10,000 guanti sanitari, 50 bidoni di plastica Roto da 50 litri per il lavaggio delle mani, 10,000 pezzi di sapone duro e 200 litri di sapone liquido. Abbiamo già cominciato a distribuire 10,000 mascherine che produciamo noi stessi nel nostro laboratorio di sartoria. Con l’aiuto poi di altri benefattori abbiamo comperato quintali e quintali di maccheroni, farina, riso, zucchero, olio di semi, tantissimi cartoni di biscotti, e altro cibo che distribuiremo ai poveri della zona nel caso che la situazione deteriorasse. Insomma faremo tutto ciò che avrebbe fatto Don Bosco e Madre Teresa se si fossero trovati in una situazione simile, sicuri che loro dal Cielo ci proteggeranno dal contagio e ci daranno idee e mezzi per aiutare questi nostri “Monelli Buoni” e tanti poveri che si presenteranno al nostro cancello.

A nome loro vi auguro una Santa Pasqua e vi ringrazio della vostra Amicizia. Con le nostre preghiere e con la Benedizione di Cristo Sofferente, Crocifisso sì, ma poi Risorto. Noi infatti non siamo figli di un Dio morto, ma di un Dio vivo, Risorto! Siamo figli della Risurrezione.

Don Angelo Regazzo

Lettera di don Angelo del 22 marzo 2020

Carissimi,
eccovi alcune notizie da Bosco Children. Scusate se per qualcuno mi ripeto. Io e altri tre Salesiani locali siamo qui “trincerati” in quarantena volontaria dentro al recinto di Bosco Children Centre con 100 e più ragazzi di strada, dopo che le Autorità hanno deciso di chiudere le scuole e di lasciare a casa gli studenti. Noi pure  abbiamo dovuto chiudere e lasciare a casa non gli studenti ma… i maestri e gli istruttori, perché i nostri ragazzi di strada non hanno una casa: bosco children è la loro casa…

Durante questa Emergenza abbiamo deciso di non uscire per le strade di notte in cerca di ragazzi e ci siamo messi in quarantena volontaria con tutti i nostri monelli buoni, organizzando lavori manuali, classi speciali, tornei di sport, musica, proiezione di bei film educativi… Abbiamo cibo, acqua, diesel sufficienti per fare andare i generatori, le pompe d’acqua e i frigoriferi per diversi mesi. Abbiamo sapone. In abbondanza per lavarci, alcohol per disinfettarci, paracetamolo e medicinali di pronto soccorso… Nessuno esce dal recinto e quei pochi che entrano (guardiani, cuoche e operatori sociali) devono lavarsi le mani con sapone all’entrata e disinfettare le scarpe con varechina e alcohol.

Noi Salesiani abbiamo la Messa giornaliera e tutte le nostre Pratiche di Pietà che sono la nostra forza in una situazione di emergenza come questa. Invitiamo i ragazzi, quasi tutti musulmani e ortodossi, a pregare secondo le loro credenze religiose. Le uniche preghiere che recitiamo insieme sono il Padre Nostro e l’Ave Maria che fan bene anche ai Musulmani per tenere lontano il Coronavirus. Invitiamo i ragazzi a stare allegri e a credere nella vita. Perciò siamo convinti che andrà tutto bene. Guardando fuori dal recinto purtroppo non si nota alcun cambiamento nel comportamento della gente. Migliaia e migliaia di persone che vanno e vengono. Ristoranti e negozi aperti. Banche aperte e supermercati affollati, traffico molto intenso…

Il Primo Ministro ha annunciato alla radio che “presto” sarà dichiarato lo stato di emergenza, ma non ha elaborato in che cosa ciò consisterà. Intanto ambulanze a sirene spiegate e con gente a bordo con le mascherine si aprono a fatica un varco nel traffico caotico della Capitale… L’atteggiamento generale della gente qui ad Addis sembra… Business come sempre. Beh, non so fino a quando perché i numeri degli infetti crescono di giorno in giorno. L’Ethiopian Airlines ha interrotto i voli su Milano. Rimane ancora qualche volo su Roma. Tutti i passeggeri che arrivano ad Addis Abeba, eccetto quelli in transito, vengono accompagnati in alberghi dove devono passare la quarantena (a… spese loro) prima di andare per i fatti loro. Ora qualche fanatico urla dietro ai turisti: “Stranieri untori” Hanno tirato pietre contro alcuni americani… Le Ambasciate hanno invitato i loro nazionali a tenersi calmi e a non reagire, meglio ancora, a… Rimanere in casa, come già facciamo noi e come fate pure voi. Io di salute sto bene e questi 100 ‘barabba’ mi tengono molto attivo in questa situazione di emergenza.

Vorrei fare le mie più sentite condoglianze a quelli che hanno perso qualche persona cara a causa del Coronavirus. Auguro a tutti voi che possiate presto tornare alla normalità a godervi il mare e le belle montagne. Per ora abbiamo l’occasione di gustare il focolare domestico e di pregare insieme. Ne avevamo tutti tanto di bisogno. Rimaniamo in contatto. Vi voglio tanto bene e prego per voi.

Don Angelo Regazzo


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