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Associazione Tempo e Memoria

BICICLETTATA ALLA SCOPERTA DELLE RICCHEZZE STORICO-NATURALISTICHE DI SALZANO Domenica 15 settembre 2019 Un viaggio in bicicletta...

L’Associazione Culturale “Tempo e Memoria” non è un nuovo gruppo che brilla nel già affollato firmamento della parrocchia di Salzano, tuttavia intende avere con essa un rapporto privilegiato, e lavorare come supporto logistico in ambito culturale. Non è frutto di una improvvisazione, in quanto nasce dopo un lungo periodo di discussioni e di chiarimenti, iniziati già nel 1993-94, attorno ad una proposta avanzata dal cappellano don Giuseppe Minto.Non intende sostituirsi a nessuno che svolga già azioni finalizzate alla salvaguardia dei beni ambientali e culturali, ma vuole mettersi al servizio, nel nostro paese e nel circondario, di tutti coloro che in qualche modo coltivano progetti culturali ed attività ricreative.

Intende allargare il suo raggio d’azione “senza limiti geografici” proponendo, a tutti coloro che possono essere interessati, un’attività incentrata e basata sullo studio, sulla ricerca, sul dibattito, su iniziative editoriali, sull’informazione, e sulla formazione e sull’aggiornamento culturale nei settori della storia locale, dei problemi sociali e del tempo libero. Un’attività a tutto campo, che si completa nella promozione di attività di ricreazione, intesa come sollievo ed arricchimento personale e comunitario, e di servizi, organizzati per favorire una maggiore e migliore conoscenza ed integrazione sociale, in Italia ed all’estero. Troppa ambizione? Troppa oligarchica sicumera, che finirà inevitabilmente per fare, come una bolla di sapone, un silenzioso quanto miserando flop? Se una ventina di persone di tutte le età, dai 18 ai 71 anni, si trova con regolarità da anni, e se da anni continua a proporre attività, concerti, mostre, pubblicazioni, piccoli progetti, ma anche realizzazioni di portata “giubilare” un motivo deve pure esserci. Credo di poter affermare che si è capito innanzitutto come si può lavorare bene e fattivamente assieme, attorno ad un canovaccio condiviso da tutti, con soddisfazione, arricchimento, condivisione. Si è trattato di fare una scommessa in senso culturale, senza scopi di lucro o di guadagno alcuno; se questo in qualche modo ci sarà, sarà prontamente reinvestito e considerato nel bilancio come una partita di giro: alla cultura è arrivato, alla società deve ritornare. Di sicuro è stata fatta una scelta coraggiosa e controcorrente: in un tempo nel quale tutto ha un prezzo o viene riduttivamente monetizzato, la decisione di riscoprire la gratuità evangelica, di impegnarsi nel volontariato culturale senza contropartite e di fornire una testimonianza di ideali e di valori porta a respirare aria decisamente nuova. Ma credo si sia soprattutto compreso, sulla spinta inarrestabile impressa dal Concilio Vaticano II ed in seguito alle molteplici esortazioni dei papi, che il popolo di Dio è stato irreversibilmente indirizzato su una strada di sempre maggiore consapevolezza dell’importanza rivestita dal problema della conservazione del patrimonio storico-artistico della Chiesa, ormai ampiamente condivisa sia dai credenti, sia dai non credenti. E non solo nell’ambito proprio dei beni culturali, dove discipline specifiche come biblioteconomia, archivistica, museografia, restauro, turismo religioso trovano una collocazione ben precisa e scientificamente apprezzata, ma anche nella società intera, spesso violenta e incurante dei più elementari diritti della persona umana. Anzi, oggi viene riconosciuta alla storia ed all’arte, alla cultura insomma, una carismatica forma di attività che viene definita “terapeutica” nei confronti di una società che sta imbarbarendosi sempre di più. I principi sono nobili, i fini sono sublimi, il ruolo da svolgere ambito ed invitante.

Occorre ora che l’azione tenga dietro alle idee, con umiltà e con pazienza, per evitare che il volo diventi pindarico o dantescamente “folle”, che le parole rimangano vuote di significato. Un primo passo verso l’azione concreta è già stato mosso. Lunedì 14 giugno 1999 i soci fondatori hanno firmato l’atto costitutivo ed hanno subito voluto dare operatività alla loro creatura, mettendo in pratica lo statuto sociale e dandosi il proprio assetto interno, data l’urgenza di scadenze di grande portata, come l’allestimento e l’inaugurazione del Museo di S. Pio X.

dott. Quirino Bortolato

www.museosanpiox.it